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Sembra di essere tornati indietro. Per modulo, per risultati, per grinta. Il ritorno al passato è manna per sfamare le preoccupazioni sul futuro, l'appiglio nell'incertezza d'inizio stagione. Sì, era quello che s'invocava, ciò che serviva. Dopo Parma, quella dell'Atalanta pare la resurrezione dagli incubi d'inizio autunno.

L'usato sicuro che vince, addirittura convince, le nuove alchimie ricacciate in panchina. Il Tanque cannoneggia, Maxi è il Fiaschetto ubriacante d'un tempo, Bellini si scrolla la polvere di dosso e pare rinato. Certo, non è solo questione di numeri, di 4-4-2 contro il 4-3-3, di 3-5-2 o 5-3-1-1: si è vista una squadra diversa anche nella testa, nello spirito. L'immagine è quella di Cigarini, accademico della tecnica, professore di geometria: s'era un po' eclissato, in queste prime giornate, ed ecco un riscatto coi fiocchi.

È probabilmente una caratteristica di questo gruppo: nei momenti più difficili, la risposta arriva. La memoria corre a un anno fa, la doppietta Siena-Pescara, piccoli fantasmi scacciati via e la salvezza in tasca; o, un pizzico più in là, alla sconfitta casalinga col Livorno nell'anno della risalita in A: momenti bui, poi il raggio di sole. 

Ora è tutto azzurro, bando al nero? No, calmi: il rischio è cadere nell'eccesso opposto, dalla distruzione morale all'estasi inebriante. Verona, col Chievo, è una prova importantissima per capire che Atalanta è questa: una Dea da patemi o una Dea da tranquillità. La prova del nove: come i punti in saccoccia, si spera, dopo la trasferta all'ombra dell'Arena.