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  • Atalantamania: pallone (non) entra quando Dea vuole

    Atalantamania: pallone (non) entra quando Dea vuole

    • Marina Belotti
    Non se ne vorrà Boškov se lo scomodiamo per questa citazione, ma dopo che anche la Samp ha trovato la rete del suo pescatore in una gara meno dominata di quella nerazzurra, non sappiamo più che pesci pigliare. Né io, né i bergamaschi, né Gasperini che, prestazione perfetta alla mano, si chiede quale possa essere la medicina per il mal di gol, che attanaglia anche lui dopo 90’ di urla e strepiti. Un digiuno che è durato più di una Quaresima pasquale, son 49 giorni che l’Atalanta non vince…Eppure, squadra che perde non si cambia: la Dea (al netto di Masiello rientrante per soli 23’) è la stessa di Firenze. Forse urge davvero una rivoluzione come quell’ottobre di due anni fa: Papu a riposo come a Roma, dentro Rigoni. Quando non è in campo l’Atalanta le perde tutte.

    DEA BENDATA- Nell’appellarsi alla sfortuna, così come all’arbitro e al Var sette giorni fa, si finisce sempre su un terreno scivoloso. Un po’ come quello di Bergamo, di cui Giampaolo si è molto lamentato nonostante la giornata di sole e i soli nerazzurri annebbiati davanti ad Audero. Ma se i giocatori non vedono bene la porta è anche perché la Dea bendata si è girata dall’altra parte: quell’incrocio dei pali di Zapata, difficilissimo da centrare e che dovrebbe valere molto di più di un gol, quel palo esterno del Papu…la Dea tocca legno ma la sfortuna incombe. Il sorriso ai salti di Masiello su Tonelli si spegne subito, seguito dalla smorfia di uno Zapata forse alla sua miglior gara con l’Atalanta, che ha risentito di un gaio muscolare. Ma non è l’unico guaio ad attanagliare la Dea…

    FUORI TUTTI- Adnan, Barrow, Berisha, Djimsiti, Castagne, de Roon, Hateboer, Freuler, Ilicic, Pasalic, Reca: non sono i prossimi titolari a Verona, ma gli undici convocati nelle rispettive Nazionali maggiori durante la pausa. Proprio nel momento peggiore, quando l’Atalanta si ritrova a dover fare i conti sul terzultimo Empoli, metà della rosa abbandona la squadra per giocare (se va bene, se no è panchina) un altro calcio, in nove nazioni diverse, lontano dai dettami di Gasperini. ‘Uno stillicidio’ l’ha chiamato il mister di Grugliasco, che adesso deve trovare la quadra senza la squadra: può essere l’occasione per una pausa di riflessione, pensando a nuovi moduli, pedine e schieramento.

    LA CHIAVE È IL CHIEVO- Riepilogando: quinto match senza reti in otto giornate, nessuna vittoria da 20 agosto contro, senza offesa, il Frosinone, esclusione dall’Europa e dall’alta classifica. Ma, soprattutto, prestazione di livello, possesso palla e occasioni a non finire, senza gol. Perché, se Barrow non fosse stato dove non toccava a lui- di fianco a un Tonelli libero come l’aria- forse il pugno di ripicca in quello stadio che gli costò un naso gonfio non sarebbe arrivato. Ma è inutile arrampicarsi sugli specchi, lo specchio va solo frantumato e la chiave di tutto sarà la disposizione in campo contro Chievo e Parma. Come ladri, i nerazzurri dovranno intrufolarsi al Bentegodi e rubare non solo palle in mediana, ma un bottino ricco dei 3 punti. Il Chievo è la Cenerentola, non vincere equivale a un ‘Mayday’ lanciato ad ottobre, perché a maggio sarebbe troppo tardi. I colpi di genio di Gasperini sono l’unica salvezza, in tutti i sensi, perché questo ormai è l’obiettivo. Atalantini, la Quaresima è finita, andate in pace nelle Nazionali, ma tornate in guerra con la divisa nerazzurra. 

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