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Antoine Griezmann? Traditore sì, ma neanche troppo! Si potrebbe riassumere cosi tutta la sua attuale vicenda. In questi giorni infatti, si sta parlando molto del clamoroso passaggio del biondo transalpino nelle fila del Barcellona, un trasferimento che i media provano a dipingere come uno di quei tradimenti alla Luis Figo, ma che in realtà è molto meno clamoroso di quanto si pensi, soprattutto per gli standard del calcio moderno. E' ovvio che all'Atletico non glie la perdoneranno mai, ma è anche fin troppo evidente che la colpa non è solo sua, perché quando non vuoi farti scappare un giocatore del genere, non si dovrebbe mai pensare di abbassare una clausola da 200 a 120 milioni di euro. Soprattutto quando un anno fa, proprio di questi tempi, il francese mentre si apprestava a diventare campione del mondo, era anche capace di dire no proprio allo stesso Barcellona; un no che all'epoca indispettì non poco sua Maestà Messi e il suo fedele scudiero Suarez, un no che però un anno dopo viene reinterpretato in modo complottista dai più maligni, che in quel rifiuto, col senno di poi, hanno visto solo una cinica mossa proprio in funzione di quel ribasso legato alla sua clausola di rescissione. 

Fatto sta che il biondo francese, non è più un giocatore dei Colchoneros, per i quali pure sembrava destinato a diventare una bandiera, alla fine ripercorrerà la stessa strada di altri che come lui poi hanno trovato fortuna altrove, mi riferisco in particolare a uno come Hugo Sanchez, che poi diventò una leggenda dell'odiato Real Madrid ma anche allo stesso Fernando Torres, tifoso dell'Atletico fino al midollo, ma che ha dato il meglio di se in Inghilterra. A proposito dell' Atletico si dovrebbe aprire poi un discorso di natura politica riguardanti i destini di un club storicamente ambizioso come questo. I rojiblancos di Madrid infatti sono anni che hanno intrapreso un percorso di crescita sportiva ed economica di assoluto livello, consacrandosi a tutti gli effetti come terzo incomodo tra i due titani Real e Barca. Nell'ultimo decennio infatti l'Atletico Madrid ha conquistato un campionato nazionale e ben tre Europa League, il tutto condito da due finali di Champions League (perse entrambe col Real) e svariate supercoppe nazionali ed europee, senza dimenticare la costruzione del nuovissimo Wanda Metropolitano, un'arena di livello assoluto che consentirà al secondo club di Madrid di aumentare considerevolmente i propri ricavi commerciali, un percorso ambizioso che mira a far diventare l'Atletico la vera terza grande di Spagna, con buona pace di club pur gloriosi come Athletic Bilbao, Valencia o Siviglia che invano ci hanno provato in tempi remoti o più o meno recenti.

Proprio per questo motivo, la partenza di Griezmann mai come in questo momento appare storicamente inopportuna, perché le Petit Diable aveva tutte le caratteristiche per potersi consacrare come messia per il nuovo corso dell'Atletico, e un conto è essere il faro assoluto e indiscutibile all'interno di una squadra e di un club come quello allenato dal Cholo Simeone, un altro è essere uno dei tanti nelle fila del Barcellona, un club che al netto di Messi, ha sempre trattato tutti gli altri fuoriclasse che hanno vestito la propria maglia, alla stregua di figurine da comprare o vendere al momento opportuno. In tal senso se il buongiorno si vede dal mattino, le cose per Griezmann dalle parti del Camp Nou non sembrano essere partite proprio nel migliore dei modi. Suarez infatti gli ha ricordato che nonostante la passione del francese per la Celeste dell'Uruguay e il Penarol lasciategli in eredità dal suo ex compagno Carlos Bueno ai tempi della Real Sociedad, lui non potrà mai avere il sentimento e l'anima di quel popolo e di quel calcio, visto che rimane pure sempre un francese.

Una stoccata che evidentemente cela anche un certo risentimento per l'eliminazione subita da Suarez al mondiale russo e per quel no al trasferimento in blaugrana già un anno fa e di cui parlavamo all'inizio. Ma alla fine sono tutte cose che con il tempo si dimenticheranno, magari pagandole con un po' di sano spirito cameratesco, come si è già intravisto nella prima seduta di allenamento, dove il piccolo diavolo ha subito ben due tunnel irriverenti durante un torello, il primo ad opera di Dembelè, suo connazionale e potenziale concorrente per un posto da titolare e il secondo da Rakitic, il tutto corredato da una goliardica passeggiata in mezzo agli schiaffi sulle spalle da parte dei suoi nuovi compagni. Solo il tempo potrà dirci se Grizou ha fatto bene a trasferirsi in Catalogna, ma di certo da queste parti non sarà mai il Re che avrebbe potuto essere con la maglia dei Colchoneros, che nel frattempo hanno già provveduto a cancellare la sua targa ricordo all'esterno del Wanda Metropolitano.