Ma perché Giovanni Di Lorenzo si è messo a segnare così tanto nel girone di ritorno? Non si ferma più. Il numero 2 dell’Empoli, da gennaio a oggi, ha realizzato ben 5 reti, attirando su di sé l’attenzione del Napoli e della Roma. Cinque gol come Hateboer dell’Atalanta. Cinque gol, che vogliono dire tre in meno di Kolarov, il capocannoniere dei terzini. Di Lorenzo e Hateboer tuttavia - ed è una differenza da sottolineare per bene-  hanno segnato sempre su azione, mentre al serbo se togliamo punizioni (due) e rigori (tre) restano ‘solo’ tre gol. Anche per quanto riguarda gli assist, il giocatore empolese non è affatto inferiore ai due mostri sacri: Kolarov ne ha uno, Hateboer cinque, lui tre. I dati insomma confermano il grande impatto sul primo anno di Serie A avuto dal terzino/laterale di Andreazzoli. Certamente, stiamo parlando di uno dei migliori italiani nel ruolo. Torniamo allora alla domanda di partenza: perché? Cos’è cambiato nel Di Lorenzo del girone di ritorno?
 
COL PRIMO ANDREAZZOLI – Dobbiamo risalire per forza al primo Andreazzoli. A prima dell’esonero del 5 novembre 2018. L’Empoli di quel periodo, ancora fresco di promozione, era un Empoli idealista, coraggioso e brillante nel palleggio. Utilizzava il 4-3-1-2, il rombo a centrocampo, alternandolo talvolta all’albero di Natale. Com’era bello e fragile al tempo stesso! In quello scenario Di Lorenzo faceva il terzino destro nella difesa a quattro. Saliva in fase di possesso, saliva già parecchio, come possiamo notare da questa immagine tratta da Empoli-Milan (1-1). Eravamo solo a settembre.      



L’Empoli attaccava con splendide combinazioni per vie centrali, sfruttando l’abilità tecnica e la superiorità numerica dei suoi centrocampisti. Oltre alle due punte, attaccavano l’area prevalentemente il trequartista e le mezzali, mentre i terzini (quindi Di Lorenzo) dovevano garantire l’ampiezza per dare sfogo orizzontale al fraseggio corto e verticale. Con questo stesso modulo, in B, la stagione precedente, Di Lorenzo aveva realizzato più assist (sette) che gol (uno). E non credo sia un caso, è una questione di compiti.
Di Lorenzo infatti si è presentato in Serie A più o meno nello stesso modo. Nella seconda giornata ha confezionato un assist fantastico per Mraz, nei minuti di recupero di Genoa-Empoli (2-1).
 


Questa è veramente una palla complicata per difensori e portiere. Ci vuole tecnica e forza per metterla lì rasoterra, a giro davanti alla corsa dei propri attaccanti. Sono i cross ideali per un tandem leggero, composto tendenzialmente da giocatori rapidi ma non altissimi. I cross ideali per il gioco di quell’Empoli là, che sognava di non scottarsi all’approdo in massima serie.   


 
Qui sotto apprezziamo invece la qualità di un bel filtrante eseguito col piede debole da Di Lorenzo nella stessa partita. Giocata non scontata per un terzino destro. Giocata che rimanda ancora alla funzione che ricopriva principalmente allora: se non è cross è costruzione o imbucata dal limite.  



L’APPORTO DI IACHINI – Le cose sono cambiate con l’arrivo di Iachini, dopo la disfatta di Napoli (il 5-1 del 2 novembre). L’Empoli, tempo neanche una partita (un debutto con vittoria), passava immediatamente al 3-5-2, marchio di fabbrica del tecnico col cappellino. Si iniziava ad occupare l’area diversamente nei cross, col quinto che calciava da una parte e l’altro quinto che chiudeva sul secondo palo, a sorpresa. Così è nato il primo gol di Di Lorenzo in Serie A, nella trasferta di Cagliari, il 20 gennaio. E non a caso dopo la sosta invernale.
 


IL SECONDO ANDREAZZOLI – Di Lorenzo sotto la guida del ‘Cagnaccio’ segnò ancora un altro gol, la partita dopo contro il Genoa. Fece anche in tempo a confezionare un assist contro il Chievo. Dopodiché arrivò l’esonero di Iachini il 13 marzo. L’Empoli sconfitto a Roma 2-1 si riprendeva Andreazzoli. L’ex vice di Spalletti adottò allora dal predecessore la difesa a tre e tutti quegli  accorgimenti tattici di compattezza e solidità che servivano a controbilanciare i suoi altissimi ideali. Il 3-5-2 diventò a poco a poco più leggero e brillante, impreziosito dai fraseggi e dai principi offensivi indicati dal tecnico di Massa. E intanto Di Lorenzo trafiggeva il cuore dei napoletani, segnando il gol vittoria del 2-1 al Castellani. Una vendetta con biglietto da visita.   



Di Lorenzo non è la prima volta che segna così di testa. Aveva realizzato una rete simile l’anno scorso, in B, nel 2-4 in casa del Frosinone. Ancora più simile quando giocava nel Matera di Gaetano Auteri, contro il Cosenza. Sempre in anticipo sul primo palo, ma con uno stacco decisamente più importante.  



Il riferimento alla stagione 2016/2017 casca a fagiolo, non è una ‘chicca’ fine a sé stessa. È stato proprio sotto la guida dello Special One di Floridia che Di Lorenzo ha preso maggior confidenza col ruolo di laterale di centrocampo (Auteri a Matera schierava solitamente il 3-4-3). Oggi Di Lorenzo fa il tuttafascia nel 3-5-2, non cambia moltissimo. Del resto anche il gioco di Auteri era, mutatis mutandis, ultraoffensivo, pieno di slanci e di coraggio

CONTRO IL TORO - E visto che abbiamo parlato di slanci e di coraggio, vi sottopongo in conclusione due flash sull’azione del gol di Di Lorenzo contro il Torino.  



Poco prima del gol, Farias si accentra dalla destra, Di Lorenzo va come un treno in sovrapposizione interna. Non viene premiato dal compagno, ma non se ne va, non rientra, non abbandona l’area. Quando il pallone giunge al laterale opposto (Pajac), il numero due dell’Empoli stringe e alza la mano sul lato debole. La vuole. Il croato lo serve con un tocco morbido: quinto per quinto, solito discorso. Il controllo di suola e la sterzata su Izzo li avrete conservati senz’altro nella memoria. Fermiamoci qui.