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“Vi confesso che oggi avrei preferito morire”. Parole e musica di Francesco Totti,  Una frase certamente molto forte, ma eccessiva e sostanzialmente fuori luogo.
Ne ho voluto parlare con Marco Tardelli a suo tempo fior di fuoriclasse, anche al di là dell’iconografia fissata nella Storia dall’urlo madrileno, oggi uomo di cultura sportiva esercitata attraverso carta stampata e televisioni. Una scelta non casuale suggerita dalla memoria di un giorno vissuto con lui a San Gallo dove, insieme con la sua compagna di allora Stella Pende, tentava di giocare le residue carte al tavolo professionale. “Il giorno che smetterò del tutto e non è lontano mi sentirò un poco morire dentro”. Così disse, con aria triste,  a cena davanti a una svizzerissima zuppa di cipolle fumante.

Mi viene naturale, oggi, chiedergli il senso di quella frase rapportato all’uscita di Totti. Risponde, come sempre in maniera  franca e diretta senza girarci troppo intorno. “Francesco ha sicuramente esagerato nel dire ciò che ha detto. Però io credo, almeno di auguro sia così, che abbia parlato in senso figurativo usando una metafora. Io quando pronunciai una frase più o meno simile volevo intendere che nel momento dell’abbandono dentro di me sarebbe morto quel fanciullo il quale  era riuscito a sopravvivere per tantissimi anni realizzando  i suoi sogni giocando e divertendosi facendo a sua volta divertire. Da quel punto in avanti si presentava la necessità di una rinascita e di un confronto con un mondo sconosciuto come quello del lavoro che è pianeta ben diverso da quello del pallone. Certamente avrei potuto decidere, come si dice, di ricoprire il ruolo di bandiera della Juventus. Non avrebbe fatto parte del mio carattere. Tant’è, lasciai il consiglio di amministrazione della società bianconera proprio perché mi accorsi che il mio potere decisionale era pari allo zero. Trovai altrove la mia giusta dimensione e oggi posso affermare, con un certo orgoglio, di essere un uomo realizzato. Insomma, Peter Pan è diventato adulto e vola con i piedi per terra”.

In poche parole, sincere, una piccola ma esemplare lezione anche per Francesco Totti e un invito a correggere il suo malinteso concetto di “dopo carriera” seppure molto speciale come capitano della Roma e icona per un’intera città. L’ex “pupone” chiedeva di poter esercitare, all’interno della società americanizzata, un ruolo non di semplice prestigio formale ma di sostanza decisionale anche per la scelta dell’organico tecnico. Un suo pieno diritto se Totti non avesse voluto accelerare i tempi saltando a piè pari quella che è l’indispensabile “scuola” che permette ad un ex campione di trasformarsi in un eccellente dirigente operativo in grado di confrontarsi con meccanismi professionali ben differenti da quelli classici per un giocatore. 

Non è possibile saltare, dall’oggi al domani, dal campo alla sedia di una scrivania importante senza aver battuto la strada della conoscenza specifica. Boniperti resta l’esempio ideale di questo percorso. Altrimenti si può scegliere di fare come Antognoni il quale pare vivere benissimo e felice il suo ruolo di “bandiera” della Fiorentina. Altrimenti le vie di fuga restano quelle infilate da Marco Tardelli, appunto, a da Pietro Paolo Virdis il quale è rinato a nuova vita nella sua enoteca di Milano. L’importante è prendere atto che il “fanciullo” non c’è più perché non era immortale. E soprattutto mai pronunciare la parola morte. Per rispetto di chi, per esempio, non essendo riuscito a superare il trauma del distacco dall’isola che non c’è è morto davvero sparandosi un colpo di rivoltella come il povero Di Bartolomei. Anche lui cuore di Roma.