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Se avessimo avuto bisogno di un’altra prova per dire che quello di Brocchi è il Milan direttamente ispirato da Berlusconi, l’abbiamo avuta dalla partita contro il Carpi. Il neo allenatore del Milan non solo ha schierato la squadra con il 4-3-1-2, ma nel ruolo di trequartista ha inserito Kevin Prince Boateng al posto di Bonaventura, spostato a mezz’ala di sinistra. Tutti sanno che Boateng è uno dei preferiti del presidente anche se nessuno capisce il perché. Calcisticamente è un soggetto su cui esprimere molte riserve. La prima è che non è un trequartista e la seconda è che oggi come oggi è un elemento molto scarico. Da titolare a San Siro non giocava da tre anni. Mihajlovic, dopo un iniziale innamoramento culminato con un gol da subentrato in Milan-Fiorentina, lo aveva progressivamente abbandonato. Non si sa se per convinzione personale o perché pupillo del capo. Riesumarlo di fronte al Carpi è sembrato un azzardo anche perché delle due l’una: o si insisteva con Bonaventura, discreto con la Sampdoria, o si provava coin Honda che il trequartista lo sa fare meglio di Boateng.

Il ghanese non è che non si sia visto, è che è sembrato spesso fuori contesto. Credo di avere già spiegato quanto sia difficile per qualsiasi calciatore, a meno che non sia un fenomeno, trovare la posizione e i tempi di gioco a ridosso delle due punte. Infatti Boateng, seppur con meno qualità tecnica rispetto a Bonaventura, ha cercato in almeno un paio di circostanze di sfilare a destra, lasciando a Balotelli l’inserimento centrale. Più che cercare di innescare gli attaccanti, Boateng ha fatto molte sponde, purtroppo spesso “sporche”. Suo, invece, un tiro dal limite fermato in due tempi da Belec.

Ma il principale problema del Milan non è di certo quello del trequartista. Uscito Boateng, dietro le punte si è messo Bonaventura, tuttavia la situazione non è migliorata. Peggiorando sensibilmente quando Brocchi ha richiamato Bacca per inserire Menez. Il colombiano è uscito chiedendosi perché, poi ha sbattuto per terra la tuta che gli avevano passato, infine ha abbandonato la panchina guadagnando polemicamente gli spogliatoi. Una grana che infiammerà un finale di stagione difficile e che complicherà la fresca gestione di Brocchi.

Cosa cercasse l’allenatore togliendo Bacca non è dato sapere. Se è vero, infatti, che Menez ha provato ad allargare il gioco è altrettantgo vero che spostare al centro Balotelli è stato inutile. Mario, ammonito nel primo tempo, salterà la gara con il Verona, sottraendo a se stesso un’altra possibilità di convincere Galliani e Berlusconi di tenerlo. Con il Carpi è stato nettamente insufficiente.

Bene, invece, il subentrato Josè Mauri che con i suoi inserimenti ha cercato due volte il gol (in un caso annullato per fuorigioco). Qualche sprazzo di vivacità è venuto anche dall’esordiente Locatelli, più spigliato e più fresco di Montolivo che, nel finale, ha regalato palla a Crimi sulla trequarti. La conclusione dal limite ha trovato pronto Donnarumma ad una devizione prodigiosa. Dire che il Carpi avrebbe meritato di vincere sarebbe forse tradire la verità. Ma sottolineare che ci è andato più vicino dei rossoneri è doveroso. Dall’altra parte, infatti, Belec è stato chiamato solo ad un doppio intervento (Antonelli-Alex), viziato, tra l’altro, da un fuorigioco.

La partita, al di là di una sintetica cronaca, è stata di una bruttezza avvilente. Il Milan, lento e prevedibile, ha tenuto di più la palla, facendola girare senza mai trovare un uomo per l’imbucata. In questo la colpa non è da addossare solo ai centrocampisti, ma anche anche gli attaccanti, statici e spalle alla porta. Solo Bacca sembrava meno controllabile degli altri. Purtroppo quello che Brocchi ha tolto.