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Roberto Baggio è rimasto nel cuore dei tifosi. Ieri il Divin Codino è stato la star del Festival dello Sport, in corso in questi giorni a Trento. Dal Mondiale negato da Trapattoni nel 2002 a quello perso a causa di un suo errore nel 1994, e poi Inter, Juve, Conte, Sarri, Guardiola, Chiesa e Tonali: tanti i temi toccati nel suo intervento, riportato dal Corriere dello Sport: "Cosa l’ha fatta diventare il giocatore che è stato? L’umiltà. Se non si ha paura delle sconfitte e delle cadute che tutti affrontano nella vita, trovare dentro la forza per risalire è più facile".

INFORTUNI E RISALITE - "Il rapporto con Firenze è nato proprio per i gravi infortuni che ho avuto: sono stato due stagioni senza giocare, ma la gente mi chiedeva sempre come stavo e mi voleva bene. Il terzo anno sono tornato in campo; il quarto e il quinto ho ripagato i tifosi con i quali mi sentivo in debito. Con Firenze si è creato un legame profondo, non comune, ed è per questo che ho raccolto quella sciarpa (la prima volta che è tornato da avversario al Franchi, ndr)".

RIVOLTA A FIRENZE DOPO CESSIONE ALLA JUVE - "Ci voleva solo un po’ più di chiarezza da parte della società. Bastava dire che non rientravo più nei piani e che mi avevano già venduto. Io non me ne volevo andare... Purtroppo in città ci furono tre giorni di guerriglia e dei feriti: ero in Veneto e mi sentivo in parte colpevole di ciò che stava accadendo. A distanza di tempo è venuto fuori che ho subito quella situazione".

SUL PALLONE D'ORO 1993 - "Non me lo aspettavo, con la Juve stavamo soffrendo il grande Milan di quei tempi, ma vincemmo la Coppa Uefa".

SUL MILAN - "In rossonero ho avuto la possibilità di vincere un campionato e di realizzarmi giocando con campioni come Weah, Savicevic e Boban".

SUL BOLOGNA - "Avevo capito che al Milan rischiavo di non giocare con continuità, tenevo ai Mondiali in Francia e scelsi questa sfida che sembrava una follia. A Bologna invece ho scoperto una città fantastica e sono stato felice".

SULL'INTER - "Mi volevano già a gennaio 1998, ma non me la sono sentita di andarmene dopo 3 mesi da Bologna, per rispetto ai tifosi, avrei tradito troppa gente. Per cui ho aspettato la fine del campionato e poi ho fatto questa scelta che ha fatto felici i miei familiari interisti. Sono stati due anni particolari".

IL RAPPORTO CON LIPPI - "Ho sempre fatto poco per passare davanti agli altri o agli allenatori. Pensavo a fare il meglio per la squadra, ma avevo problemi con i tecnici perché la gente mi voleva bene e avevano difficoltà a gestirlo. Con Lippi e Sacchi ho avuto ottimi rapporti, che poi si sono incrinati per piccoli screzi".

SUL BRESCIA - "Cercavo una squadra vicino casa, il Vicenza era in A ma non mi ha voluto. Una sera mi chiama Mazzone e mi chiede se volevo andare a Brescia. Era vicino casa, così dissi di si. Quel giorno è nata la favola di Brescia".

SUL MONDIALE 1994 E IL RIGORE DI PASADENA - "In carriera ne ho sbagliati altri, ma forse quello è stato l’unico che ho tirato alto. Eravamo indietro di un rigore, ma il mio errore è stato... il colpo di grazia. La sera prima di andare a dormire mi viene in mente anche adesso. Davvero... Da bambino sognavo Italia-Brasile in finale e la coppa vinta con un mio gol. Un epilogo analogo a quello di Pasadena non lo avevo mai immaginato".

IN NAZIONALE PIU' DOLORI CHE GIOIE - "Mettere quella maglia era qualcosa di straordinario e incredibile. La sentivo in maniera particolare e avrei dato tutto, soprattutto dopo il rigore sbagliato in finale a Usa ‘94. C’era un senso di rivincita in me".

SULLA MANCATA CONVOCAZIONE AL MONDIALE 2002 - "Gente dell’organizzazione diceva che le rose erano state allargate da 22 a 23 elementi perché la Fifa contava che così ci saremmo stati sia io sia Ronaldo, ma Trapattoni mi lasciò a casa. Quella è stata una ferita paragonabile solo al rigore di Pasadena. Forse passerò da presuntuoso e arrogante, ma per una volta non mi interessa: meritavo di essere tra i convocati di quel Mondiale. Qualcuno aveva dubbi sulle mie condizioni fisiche complice l’operazione al crociato, ma ero tornato appena 77 giorni dopo l’intervento. Anche se non avrei giocato, non meritavo di star fuori. Era qualcosa che il calcio mi doveva. Forse è anche per questo oggi mi sono allontanato".

RITORNO NEL MONDO DEL CALCIO? - Non ho voglia di tornare in questo calcio, ho una vita semplice e mi piace così".

GUARDA PARTITE IN TV? - "Sì, mi piacerebbe giocare in questo calcio, ci sono regole che prima non esistevano. Con le barriere a 9 metri e 15 chissà quanti gol avrebbero fatto Platini e Zico...Con i gialli di oggi certe entrate non me le avrebbero fatte".

MIGLIORI TALENTI ITALIANI - "Sensi e Barella. Chiesa è fenomenale, così come Tonali".

DA QUALE TECNICO ATTUALE VORREBBE ESSERE ALLENATO? - "Da Conte. Lo conosco e ha qualità importanti. Il lavoro dell'allenatore è adatto a lui perché è un martello e vive di calcio".

SU MANCINI CT - "Ha preso per mano un'Italia in difficoltà e l'ha aiutata a crescere, è stato davvero bravo".

SU PIOLI AL MILAN - "Ha tutto per far venire fuori la squadra da questa situazione".

SUL RAZZISMO NEL CALCIO - "Il problema del razzismo c'è sempre stato, ora è amplificato dai social. E' una questione di educazione".

SU GUARDIOLA - "Il rapporto tra noi è nato a Brescia e si è cementato negli anni. E' un legame straordinario e semplicissimo, Pep vive il calcio 25 ore al giorno. Mi ha dato la fascia di capitano al mio rientro dall'infortunio, un gesto che non dimentico".

SU DYBALA - “Ha qualità incredibili ma purtroppo coloro che ricoprono quel ruolo li vengono presi e messi in discussione”.

SU SARRI - "Ha sempre fatto bene ovunque anche quando guidava squadre minori. Con lui la Juve è messa bene”.