L’Italia di Mancini, che ha scoperto tanti volti nuovi e con loro ha riscoperto tanti gol nuovi, non ha più bisogno di inseguire le vecchie promesse di Balotelli. E’ vero che la Finlandia e soprattutto il Liechtenstein non sono la Francia e il Brasile, ma le prime due gare valide per la qualificazione a Euro 2020 hanno dimostrato che gli attaccanti a disposizione del c.t. non mancano. Dai 36 anni di Quagliarella (soltanto uno meno di Cassano) ai 19 di Kean, senza dimenticare l’ultima alternativa Pavoletti subito in gol all’esordio, oltre ai vari Bernardeschi, Immobile, Politano e Lasagna, Mancini ha avuto soltanto l’imbarazzo della scelta per completare il tridente d’attacco delle due partite. E a questo punto, quindi, malgrado le porte teoricamente sempre aperte del c.t., il ritorno di Balotelli in nazionale sembra più difficile.

In fondo, il primo ad allontanarlo dalla maglia azzurra è stato proprio Mancini, che lo aveva convocato per le gare di settembre quando era ancora a Nizza e aveva più chili addosso che minuti nelle gambe, ma non lo ha richiamato adesso che ha ripreso a segnare a Marsiglia, anche sotto i suoi occhi nell’ultima partita di campionato. Mancini, che aveva sempre creduto in Balotelli, lo ha invitato a migliorare, consigliandogli di stare tranquillo con chiaro riferimento alla sua frenetica attività sui social, ma questo punto è lecito chiedersi come faccia a migliorare un attaccante che non ha mai fatto alcun progresso, né con i piedi, né con la testa. A livello tattico, infatti, Balotelli è rimasto un “calciatore”, nel senso più letterale del termine, perché è bravo a calciare da fermo o da fuori area, ma non è mai diventato un “giocatore” capace cioè di giocare con e per i compagni. Con l’aggravante dei suoi limiti caratteriali che in campo lo hanno portato ad accumulare troppi cartellini gialli o rossi, e fuori a polemizzare con chi lo critica, come è appena successo nei confronti di Mario Sconcerti che dopo il gol di Kean contro la Finlandia si era semplicemente chiesto perché si dovesse ancora parlare di lui. Guarda caso Mancini, che aveva definito Balotelli un “predestinato” undici anni fa quando lo aveva lanciato nell’Inter del suo ultimo scudetto, adesso considera “predestinato” Kean. In attesa di sapere se il tempo gli darà ragione, si può già dire che Kean partecipa più di Balotelli al gioco, dimostrando di essere molto più completo, perché pur essendo un uomo, o meglio un ragazzo, d’area, si è saputo adattare a giocare sulla fascia. E siccome in due partite è già andato a segno due volte, anche se giocherà poco nella Juventus sicuramente sarà uno dei prossimi convocati per le gare contro Grecia e Bosnia. Il futuro è dalla sua parte, ma l’età è dalla parte anche di Cutrone (21 anni) e Belotti (25), centravanti veri che dal punto di vista caratteriale non hanno mai creato problemi, mentre Balotelli che il 12 agosto spegnerà 29 candeline ha perso troppi treni per regalare nuove speranze. Non a caso ha già giocato 36 partite in nazionale, segnando 14 gol, ma all’ultimo fallimentare mondiale del 2014 in Brasile c’era anche lui in campo nell’Italia di Prandelli. E più in generale, chi ricorda i gol di Balotelli che abbiano deciso vittorie importanti della Nazionale? La risposta è facile: i due contro la Germania, a Euro 2012. Peccato, però, che quella doppietta sia rimasta l’eccezione e non la regola. Ecco perché il tempo gioca più a favore di Kean che di Balotelli. E Mancini lo ha già capito, anche se ufficialmente non lo può ammettere.