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    Barcellona prigioniero dei suoi fenomeni

    Barcellona prigioniero dei suoi fenomeni

    • Andrea Distaso
    Una sconfitta che era nell'aria e non può destare sorpresa. Il Barcellona delle meraviglie, la squadra da oltre 100 gol in stagione e del tridente Messi (a secco di gol da 452')-Suarez-Neymar naufraga al Calderon al termine di 10 giorni da incubo, con la sconfitta nel Clasico col Real Madrid, la soffertissima vittoria nel match d'andata con l'Atletico Madrid e il ko con la Real Sociedad che ha riaperto anche la Liga (il distacco dai colchoneros è di soli 3 punti, di 4 dal Real). Una minicrisi che ha ragioni soprattutto fisiche, perchè è indubbio il drastico calo atletico nelle prestazioni delle formazione di Luis Enrique, che ha bisogno di giocare su ritmi alti per recuperare in fretta il pallone e innescare i suoi fenomeni in attacco. 

    Un crollo apparso chiaro nelle ultime partite e dovuto anche alla "dolce" condanna a cui è filosoficamente sottoposto il Barcellona, una squadra di 11 campionissimi, ma con pochissimi ricambi in panchina. I colpi di gennaio Arda Turan e Aleix Vidal ad oggi sembrano pesci fuor d'acqua, Mathieu, Vermaelen e Bartra non sono alternative all'altezza di Mascherano e Piqué e anche a centrocampo e in attacco la scelta è limitata. Dani Alves, Rakitic e il tridente d'attacco è arrivato in riserva nel momento clou della stagione e per una sera gli extraterresti sono un po' meno extra e un po' più terrestri.

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