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Inutile entrare a gamba tesa sull'arbitro Rocchi, sul tragico addetto alla Var, Fabbri. O sull'intero mondo dei fischietti. Soprattutto perché, essendomi occupato della vicenda, ho ancora davanti l'immagine di quel ragazzo che ha rischiato la vita a Roma per un'aggressione, Riccardo Bernardini.

Quindi, ok, errore grave ma che non si esageri quella esasperazione che poi, come una malattia pandemica, si espande anche sui campi di periferia, fino alle partite dei bimbi con i genitori tristemente protagonisti. Semmai, mi piace sottolineare l'ammirevole spontaneità e durezza con la quale il numero uno degli arbitri, Marcello Nicchi, ha ammesso il grossolano errore di Rocchi e Fabbri. Un errore che come una enorme voragine ha inghiottito tutto il bello che c'è stato, eccome se c'è stato, anche se in una partita che di errori ne ha regalati.

Quindi, io mi prendo il gol di Under, la giocata di Schick che ha liberato Florenzi al tiro (che gol che s'è mangiato) e che m'è parso, il ceco, “come orso che esce di grotta dopo lungo sonno”, commenterebbe il compianto zio Vuja Boskov. E certo, mi prendo la bravura di tutti quei ragazzini nel non finire sotto bagno quando per due volte sono finiti sotto nel risultato. La loro capacità di resistere all'ingiustizia sull'episodio del rigore non dato. La grinta con la quale hanno risposto al tecnico, che li voleva con «Il sangue agli occhi». Tutto molto bello.
Solo che oggi, il sapore del day after - al netto della bufera Var - è quello di “aver fermato l'Inter”, una squadra che mai era finita sopra la Roma nell'era Pallotta, accusando anche distacchi (due volte) di 25 punti e che ora è sopra di nove lunghezze mentre la Roma è inghiottita dalla mediocrità di classifica.

Questo, nel preoccupante ribaltamento dei valori del campionato, non è un gran bel segnale. Anche se poi alla fine, proprio quella Roma dei ragazzini che Spalletti non ha voluto allenare, ha provato il tecnico del sapore del secondo posto, anche se per una notte, fino al match tra Atalanta e Napoli. Il punto è che resta l'impressione di un livellamento verso il basso del progetto Roma che, dopo la semifinale di Champions e la stabilità nelle zone alte, avrebbe dovuto e forse potuto fare il definitivo salto di qualità.