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Il 27 gennaio 2021, la pagina internet “We are social”, in collaborazione con “Hootsuits”, pubblica dati aggiornati circa l’utilizzo di internet e delle applicazioni mediatiche nel mondo. Vediamo quindi come, considerando che la popolazione mondiale registri 7,83 miliardi di persone, siano circa 4,66 miliardi le persone che accedono ed usufruiscono di internet, di cui 4,20 miliardi ad utilizzare i social media.

In questo contesto, considerando la moltitudine di dati degli utenti presenti nella rete, e la facilità con cui le applicazioni riescono ad accedere alle informazioni personali degli iscritti, risulta essere sempre più importante non solo controllare la diffusione di questi dati, ma anche rendere consapevoli gli utenti sull’utilizzo che ne viene fatto.

Già nel 2016, il colosso mediatico Facebook era stato portato in causa dall’attivista austriaco Max Schrems per non aver rispettato i termini della privacy, chiedendo un consenso forzato per l’utilizzo della piattaforma e dei dati, pena la cancellazione del proprio profilo.

I dati degli utenti vengono utilizzati dalle piattaforme non solo per personalizzare l’esperienza su questa, così da aumentare la permanenza degli utenti, ma anche per rivendere i dati alle aziende, utilizzati poi nelle pubblicità proposte sui social.

E’ in base a questa commercializzazione dei dati che risulta essere necessario che gli utenti siano consapevoli di quale sia la funzione dei loro dati e di come vengano utilizzati, cercando di usare le risorse mediatiche ed i social con maggiore consapevolezza e protezione per la propria privacy.
Dopo cinque anni, Whatsapp finisce di nuovo nel mirino legale. In Irlanda, sede di Facebook, azienda madre del sistema di messaggistica, questo è stato chiamato in giudizio per aver violato i termini del trattato Europeo per l’utilizzo dei dati degli utenti, non avendo adeguatamente informato questi ultimi del fatto di essere tracciato anche al di fuori delle piattaforme in questione.

Queste normative, aggiornate e in vigore dal 25 maggio 2018, sono composte da 99 articoli e 173 note, con l’obiettivo di armonizzare la regolamentazione in materia di protezione dei dati personali all’interno dell’Unione europea, diritto fondamentale dei cittadini già sancito precedentemente con il Trattato di Lisbona.

Nello specifico, Facebook e la sua politica sull’utilizzo dei dati, viene accusato di non aver informato con trasparenza i propri utenti sull’utilizzo che viene fatto di questi, base delle richieste imposte dalle normative europee vigenti, costringendo la piattaforma al pagamento di una multa di 225 milioni di euro.
La chiamata in giudizio è stata giustificata dalla parte attorea in quanto il nuovo regolamento si concentra sul principio della trasparenza e il rispetto della finalità dell’utilizzo dei dati, così che, secondo determinati obblighi, vengano stabiliti quali siano i dati da poter utilizzare, e quali no.

In seguito a queste accuse nei confronti della società per aver condiviso i dati di 50 milioni di utenti americani, il Ceo del social, Mark Zuckerberg risponde:: "Voglio condividere un aggiornamento sulla situazione di Cambridge Analytica - compresi i passi che abbiamo già intrapreso e quello che faremo per affrontare questo importante problema. Abbiamo la responsabilità di proteggere i tuoi dati, e se non ci riusciamo, non meritiamo di servirti. Ho lavorato per capire esattamente cos'è successo e come fare in modo che non succeda di nuovo. Ma abbiamo anche commesso degli errori, ;c'è altro da fare e dobbiamo farlo"

Come detto precedentemente, in un contesto in cui sempre più utenti utilizzano piattaforme social, e l’aumento dei dati è esponenziale, emerge di fondamentale importanza che vi siano normative sempre aggiornate e precise circa le modalità di utilizzo e condivisione dei dati, che gli utenti siano consapevoli e accettino lo sfruttamento delle loro informazioni personali, e che le piattaforme rispettino e tutelino informazioni e iscritti, in linea con gli obblighi in vigore.