Un morso può costare caro. Persino 50.000 euro di multa. Ti chiami Uffe Manich Bech, hai venticinque anni, sei un calciatore danese, giochi nell’Hannover, a fine agosto è in programma la partita di Bundesliga con lo Schalke04, l’allenatore ti manda in tribuna, perché sei infortunato. Te ne stai lì, tranquillo e beato. Più o meno. La partita è tesa, il risultato incerto, gli animi si scaldano, c’è un tifoso che ti fissa con insistenza da un pezzo. Tu fai finta di niente. Ti hanno detto e ripetuto cento volte che anche se un tifoso ti provoca, tu devi guardare dall’altra parte, come se non esistesse. Tra l’altro: sei in tribuna vip, la gente intorno a te è tranquilla, nessuno sembra accorgersi di niente. Però quello continua.

Si mette a sedere dietro di te, ti picchetta la spalla con il dito. Una, due, tre volte. Vuole provocarti, chiaro. Tu niente. Immobile. Fissi il campo davanti a te, cerchi di concentrarti sulla partita. Quello insulta te e la tua squadra, tu sei impermeabile. Ti sembra anche ubriaco, ha un alito che puzza in maniera inequivocabile, parla e si mastica le parole. E poi si avvicina troppo con il viso al tuo. Però sei in uno stadio, sei un calciatore dell’Hannover, non devi cascare nella trappola. Il tifoso - che è pure un tipo massiccio - ad un certo punto ti passa una mano sui capelli. E’ sempre seduto dietro di te e lo fa perché si aspetta una reazione. Ma tu non reagisci. Ti sistemi i capelli come se fosse stato il vento e non la sua mano a scompigliarli, continui a guardare la partita. E guardi se qualcuno si accorge di quello che sta succedendo. No, nessuno.

Allora quello ti mette un braccio attorno al collo, sempre da dietro. Non stringe molto, vuole solo provocarti, ma il gesto è inequivocabile. E’ in quel momento che non ci vedi più. Hai resistito per tanto tempo. Pensi che è «troppo» tempo. Pensi che c’è un limite a tutto. Pensi a tante cose, e mentre stai pensando una parte del tuo cervello ha già deciso di agire, per conto suo, senza ascoltare l’altra parte del tuo cervello, quella più ragionevole. Così allunghi il collo e dai un morso al braccio del tifoso. Un bel morso, di quelli che davi da bambino a tuo fratello, quando facevate alla lotta.

L’energumeno resta di pietra. Si aspettava una reazione, ma non questa. Fa per alzarsi, si ridesta dallo stupore di essere stato colto di sorpresa, ma tu hai già abbandonato il tuo posto e stai guadagnando l'uscita. La gente ora se ne accorge, un paio di steward intervengono, cercano di capire.  L’Hannover vince 1-0. Passano i mesi. Tu cambi squadra, l’Hannover ti cede in prestito al Greuther Fürth. Qualche settimana fa ti arriva una lettera dal Tribunale. Ti chiamano a deporre. Ricostruisci tutta la faccenda, ti fai assistere dal tuo avvocato. E torni al tuo lavoro. Oggi hai scoperto che la magistratura tedesca ti ha dato torto. E ha dato ragione al tifoso che ti tormentava. C’è di più: quando l’hai morso, quello è andato a farsi medicare e ha sporto denuncia. La multa che devi pagare è di 50.000 euro. Fai ricorso. Però intanto devi pagare. La prossima udienza è il 17 aprile.