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Ha saluto con un pizzico di emozione, quella che gli ha fatto colare una lacrima sul viso durante l'inno nazionale; ha salutato come solo i grandi campioni sanno fare, con una doppietta d'autore (su rigore il primo, con una gran conclusione mancina a rientrare il secondo) nell'ultimo match con la sua Olanda, sul palcoscenico dell'Amsterdam Arena. Arjen Robben ha ufficializzato la decisione di chiudere qui la sua esperienza in oranje dopo 96 partite e 37 gol. Uno in più di Ruud van Nistelrooy, gli stessi di Dennis Bergkamp, quinto marcatore all-time.

QUEL DRIBBLING... - Sarebbe stato ancor più epico se fosse riuscito a trascinare la sua nazionale al clamoroso 7-0 con la Svezia che avrebbe consentito alla formazione di Advocaat di centrare il pass per i play-off, ma sarebbe stato un premio eccessivo per una scuola di calcio che attraversa una crisi che non conosce fine. Anzi, è quasi sintomatico che, con l'uscita di scena di Robben, maturi il secondo grande fallimento recente dell'Arancia meccanica, ossia la mancata qualificazione al Mondiale di Russia dopo aver dovuto rinunciare pure all'Europeo dello scorso anno. Un'eredità dura da raccogliere perchè l'Olanda perde contemporaneamente un autentico trascinatore e un calciatore unico, un'ala vecchio stampo con quel suo dribbling a rientrare impossibile da interpretare per i difensori avversari, una risorsa alla quale aggrapparsi per i compagni, un marchio di fabbrica inconfondibile, quasi come i tanti problemi fisici che gli hanno impedito di sedersi al tavolo dei più grandi.

BELLO MA INCOMPIUTO - Dopo 3 partecipazioni all'Europeo e altrettante al Mondiale è arrivato il momento di dire basta. Ed è proprio alla Coppa del Mondo che sono legati i ricordi più indelebili della carriera in nazionale del folletto di Bedum: il gol decisivo nell'ottavo di finale contro la Slovacchia nel 2010, quello con l'Uruguay in semifinale, con in mezzo la vittoria di prestigio sul Brasile. Un cammino quasi perfetto, macchiato soltanto da quella palla gol a tu per tu con Casillas nella finale di Johannesburg che avrebbe potuto cambiare la storia dell'Olanda calcistica, spesso bella da vedere ma mai vincente. Quattro anni più tardi apre alla grande in Brasile con una magica doppietta contro la Spagna campionessa in carica, travolta per 5-1, ma ancora una volta il destino ha in serbo una beffa, che si materializza ai rigori nella semifinale contro l'Argentina. Cala il sipario sulla carriera in oranje di Robben e per chi ama un certo tipo di calcio, quello tutto istinto e fantasia, oggi è un giorno triste.