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Ci sono partite che oscillano a priori fra il niente e il tutto. Come quella fra un Genoa con pericoli di retrocessione esistenti ma non opprimenti e un Torino che ha voglia d'Europa (nel senso di Europa League ma anche, a onirica intermittenza, di Champions League) ma societariamente mica poi troppo. Entrambe le tifoserie si trovano a scontrarsi con la parsimonia - saggia ma ovviamente non entusiasmante - dei presidenti dei loro club, fra l'altro sino a pochi anni fa gemellati. Per venti minuti oggi il nulla, travestito da tiki-taka dei poveri, è stato, come dire?, rispettato. Poi un tuffo di testa di Lerager fuori di poco, quasi un rigore sbagliato, ha segnato l'inizio di qual cosina di quasi teso, di abbastanza serio, di persino coinvolgente.

L'arbitro Doveri non ha dovuto fare finta, come invece sin lì, di essere preoccupato per gli scontri, anche minimi ma utili a insaporire il piatto azzimo. Ha ammonito generosamente, otto gialli alla fine, per pigmentare. Ci sono stati scontri quasi veri, drammatizzati secondo il copione dei migliori attori falsari del mondo, cioè i giocatori del campionato italiano. In tackle con Meitè sinora accusato dai torinisti di sculettante leggiadria da sambodromo di Rio, il genoano Sturaro è uscito per Rolon. Sirigu ha svolto il suo compito normale, abituale ancorché straordinario, di salvatore di una difesa granata spesso molliccia, con una paratissimissima a terra su colpo di testa di Lerager. Ed era sulla traiettoria casomai un gran tiro di Lapadula fosse finito nella sua zona di tuffo, invece che fuori di poco. La cosa più bella del primo tempo è stata comunque la non utilizzazione del Var, un bene considerando la stasi che la nuova tecnodevozione impone e il freddo di una giornata di vento. La cosa più triste in chiave anche azzurra è stato il coinvolgimento nel nulla di Belotti, atteso a squalifica contata come un mezzo messia granata dopo le delusioni di Zaza.

L'inizio della ripresa ha registrato piccole promesse. Lapadula ha sbagliato da vicino, Meité da lontano, dunque più Genoa, almeno territorialmente. La non tanta gente di Marassi obbligata a esercizi semionanisici di interessamento ai risultati da altri campi, in alcuni casi utili per non credere che ormai sia quasi tutto deciso. Una punizione di Baselli bella ma fuori, prodromi di Toro: al 12' Belotti riceve da Meitè (fallo subito ma regola del vantaggio), evita anche una intenzione di tackle aggressivo, da lui palla a Baselli chirurgico nel passaggio/bisturi tagliente a Berenguer euclideo nello smistamento della palla ad Ansaldi appena entrato in area: tiro sul primo palo però fortissimo, 1-0 per il Toro che sin lì non aveva fatto nulla ma che ha fatto assai bene tutto questo.

Felicemente portato dal successo a una sbronza di velleità Mazzarri ha tolto Berenguer per Parigini che è più punta (ma si mangerà un gol facile come le aste per Leonardo scolaretto). Tanto, dietro, all'ultima thule, c'era sempre, felicemente pratico e sinanco spettacolare, quel Sirigu che porta a scrivere, e spesso, che con i portieri scambiati ben altro esito avrebbe avuto la partita del Toro: ma Sirigu è del Toro (e Perin non è più del Genoa), amen. ​E ora un poco di Europa, tanto per tornare all'inizio di questo pezzo: Lazio che perde in casa col Chievo, sabato il Toro che senza Baselli diffidato e ammonito, aspetta il Milan: congetturare è bello e pure doveroso!

IL TABELLINO

Genoa-Torino 0-1 (primo tempo 0-0)


Marcatori: 13’ s.t. Ansaldi

Assist: 13’ s.t. Berenguer

Genoa (4-4-2): Radu; Lazovic, Zukanovic, Romero, Criscito; Leragerer, Radovanovic, Veloso (20’ s.t. Bessa), Sturaro (33’ p.t.  Sturaro); Sanabria (8’ s.t. Kouame), Lapadula. All. Prandelli

Torino (3-4-2-1): Sirigu; Izzo, Nkoulou, Moretti; Aina, Rincon, Meité, Ansaldi; Baselli (39’ s.t. Lukic), Berenguer (26’ s.t. Parigini); Belotti. All. Mazzarri

Arbitro: Doveri di Roma

Ammoniti: 9’ p.t. Leragerer (G), 20’ p.t. Nkoulou (T), 6’ s.t. Rolon (G), 10’ s.t. Veloso (G), 33’ s.t. Moretti (T), 37’ s.t. Baselli (T), 43’ s.t. Parigini (T), 44’ s.t. Radovanovic (G)