1
La classifica è impietosa, la casella dei punti ancora miseramente vuota dopo otto giornate, ma per Baroni il bicchiere è sempre mezzo pieno. Anche dopo aver perso il secondo scontro diretto per la salvezza, il driver giallorosso non fa drammi, non ha nulla da rimproverare ai suoi ragazzi, anzi ne apprezza l'atteggiamento. Evidentemente, il tecnico toscano è soddisfatto di quanto fatto finora, vede una squadra inappuntabile sul piano della disciplina tattica e pure su quello del gioco. Sarà, ma i punti continuano a essere un miraggio e le occasioni perse troppe per poter sperare di restare aggrappati al sogno della permanenza in categoria ancora per molto. Possibile che non si possa fare meglio di così? Impossibile.

E siccome è impossibile, Baroni farebbe bene innanzitutto a prendersi qualche responsabilità (in particolare quella della scelta dei calciatori e di un mercato probabilmente sovrastimato) e poi a cercare una soluzione per mettere un freno all'emorragia di risultati. Magari iniziando a chiedere qualcosa in più ai suoi, provando a dare una fisionomia definita alla squadra, evitando di contribuire alla confusione con scelte cervellotiche e continui cambiamenti. Perché qualche certezza in più, dopo tre mesi di lavoro e due di campionato, bisognerebbe averla. Invece, qui tutto viene messo in discussione, a partire dal modulo, per finire persino al ruolo di numero uno che pure sembrava sicuro nelle mani di Vid Belec.

E' come se si continuasse a sperimentare, nella speranza di trovare la soluzione giusta. Ma così si finisce solo per alimentare il caos generato dalle otto sconfitte consecutive e da un avvio che più disastroso non poteva essere. Le continue variazioni non fanno altro che peggiorare la situazione all'interno di un gruppo che già deve sopportare la pesante zavorra psicologica dell'ultimo posto in classifica e di un sogno che rischia di trasformarsi in incubo. Ritrovi la strada, mister. Ritrovi la lucidità nelle sue scelte, ma lo faccia in fretta perché il Benevento non ha molto tempo da spendere. E perché, di questo passo, non potrà pensare di salvare la pellaccia ancora per molto.