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E se Bernardeschi stesse superando Rabiot nelle gerarchie di Allegri? Complice l’assenza del francese per coronavirus, Federico non solo si sta confermando come il più valido dei jolly al servizio del tecnico bianconero, ma potrebbe anche aver scalzato Adrien in quel ruolo tanto specifico e fondamentale per l’equilibrio, la solidità e la pericolosità di questa Juve “storta”. Anzi, si ha quasi la sensazione di un “raddrizzamento” quando Bernardeschi fa la mezzala nel 3-5-2. Non sono infatti credibili fino in fondo le pretese di titolarità che potrebbe avanzare il numero 20 negli altri due ruoli in cui lo abbiamo visto giocare, ad esempio in Champions contro lo Zenit mercoledì sera oppure contro il Chelsea. Quelle sono situazioni possibili, sì, ma un po’ troppo giustificate da necessità e rotazioni. Dove Bernardeschi invece sta facendo bene è proprio nel ruolo di Rabiot. È lì che può offrire ad Allegri qualcosa in più. E per dei motivi precisi che cercheremo di affrontare nell’analisi di oggi. 

ESTERNO NEL 4-3-3 - Prima occorre però argomentare un attimo perché Bernardeschi non possa essere considerato un titolare vero in un ipotetico tridente del 4-3-3. Non è un caso se proprio contro lo Zenit Federico è tornato sotto la sufficienza a livello di prestazione. Ha giocato esterno alto a destra, in quello che in teoria sarebbe un ruolo a lui congeniale. C’erano Morata al centro dell’attacco e Chiesa a sinistra, con un centrocampo composto da Locatelli, McKennie e Bentancur.



Ciononostante Bernardeschi ha fatto malino, un po’ come tutti d’altra parte a San Pietroburgo. Perché quando bisogna fare la partita, oggi, per la Juve è più complicato. Ma anche perché Bernardeschi ha bisogno di campo, di praterie, di correre tanto senza palla. E contro lo Zenit difficilmente era lui che attaccava la profondità a sorpresa, benché facesse l’ esterno. Questo è un compito che nel gioco di Allegri spetta principalmente alle mezzali. Ed ecco infatti la prestazione positiva di McKennie. Qui sotto un esempio calzante delle loro due funzioni, con Bernardeschi che si abbassa per ricevere un pallone che Chiesa non gli giocherà mai.



SECONDA PUNTA NEL 3-5-1-1 - Contro il Chelsea invece era tornato utilissimo da seconda punta. C’era bisogno di parossismo in fase difensiva, e persino la seconda punta Allegri la voleva predisposta al sacrificio e dedita al “piacere di difendersi”.  Ma anche in quel ruolo Bernardeschi è un po’ un jolly, una seconda scelta, o se volete l’alternativa più affidabile quando Allegri vuole parcheggiare il pullman.



MEZZALA NEL 3-5-2 - La questione cambia se pensiamo a Juve-Roma, partita in cui Federico è stato forse tra i migliori bianconeri. Proprio in quel ruolo dove, a parità di sistema, giocherebbe Rabiot. Sicché una maglia vera da titolare Bernardeschi se la potrà guadagnare soprattutto qui, da mezzala sinistra, portando a compimento un’intuizione lontana che aveva avuto lo stesso Allegri, prima di lasciare la panchina della Juventus nella stagione 2018/19. Perché adesso non è che Bernardeschi banalmente “può fare la mezzala”. No no, forse ha trovato proprio la sua collocazione, il suo ambiente, il suo contesto tattico. 




Perché funziona? Intanto perché Allegri non chiede alle mezzali di partecipare più di tanto alla costruzione bassa della squadra, che è già di per sé iper-semplificata rispetto al biennio Sarri-Pirlo. Adesso che c’è Locatelli (Max a differenza degli altri due può contare finalmente su un regista impeccabile) ci pensa lui, supportato dai tre dietro. Per lo meno quando la Juve non la alza preventivamente per evitare pasticci.

Ed è proprio in queste posizioni e con questi compiti offensivi che Bernardeschi sembra più a suo agio di Rabiot. Non è solo un discorso in potenza, a mio avviso lo ha già dimostrato. 

BERNARDESCHI SENZA PALLA - È il Bernardeschi senza palla che ha qualcosa da offrire in più ad Allegri rispetto a Rabiot. Il francese non è mai stato troppo convincente ad attaccare gli spazi, e questo fin dai tempi in cui Sarri lo schierava mezzala sinistra e lo pregava di inserirsi e segnare una qualche buona volta. Al contrario, proprio i trascorsi incompiuti da giocatore offensivo lasciano in Bernardeschi una sorta di nostalgia dell’area e della porta avversaria che trova il suo sfogo più imprevedibile ed efficace nell’interpretazione di questo nuovo ruolo. Prendiamo ad esempio l’azione del gol contro la Roma.



Ci siamo tutti stupiti dell’inserimento e del colpo di testa di Bentancur, che non è certo un Pessina o un Vecino in questo fondamentale, ma guardate cosa stava succedendo dalla parte di Bernardeschi. Questa predisposizione all’attacco della porta non è scontata in una circostanza simile. Vorrei farvi notare che se al posto di una deviazione tanto bizzarra (quella di Kean), ne fosse uscito non dico un colpo di testa diretto in porta ma una specie di torre, allora Bernardeschi sarebbe arrivato prima del terzino Karsdorp.



Ma l’azione più significativa e più probante che potrei sottoporvi a sostegno di questa tesi non è certo quella del gol. Molto più chiara e pertinente è la situazione che porta il numero 20 alla rovesciata nel secondo tempo di Juve-Roma. Quando si dice che la mezzala deve avere “gamba”...



Non è forse più funzionale di Rabiot un Bernardeschi in questo momento, ossia dentro una Juve che mira ad essere micidiale in ripartenza, dopo lunghe fasi di difesa posizionale a protezione della porta? Lo è, perché lo è offrendo ad Allegri qualcosa in più. Non solo gli strappi palla al piede (che ha pure e a suo modo il francese) ma soprattutto gli strappi senza palla. Quelli che lo catapultano a sorpresa nell’area avversaria creando superiorità numeriche improvvise e difficili da gestire. In questo caso della rovesciata, Bernardeschi prima suggerisce a un Chiesa in conduzione una linea di profondità durante la transizione negativa della Roma, poi converte il suo inserimento a campo aperto in un attacco dell’area sul cross di De Sciglio, dopo l’apertura dello stesso Chiesa per il terzino-quinto bianconero. 



Infine un altro dettaglio non da poco, che di certo Allegri non ignora. Anzi. Bernardeschi calcia meglio di Rabiot dalla distanza. E specialmente quando ha il tempo e lo spazio per prepararsi. Eccolo mentre controlla il passaggio di Cuadrado prima di scagliare un gran sinistro verso la porta, o meglio, a un niente dal palo. Perché anche i tiri che finiscono fuori non sono tutti uguali...