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La voglia di tornare protagonista si percepisce in ogni parola. In ogni pausa, in ogni sorriso, perché 212 presenze in Serie A non si fanno per caso come indossare le maglie di Milan, Roma, Genoa, Samp e tante altre, Nazionale inclusa. La carta d'identità di Andrea Bertolacci dice 29 anni, una vita calcistica ancora davanti; la voce racconta l'energia di chi lavora ogni giorno per riprendersi tutto. Svincolato è una parola che non fa per lui. Occasione, perché è questo che offre e cerca Bertolacci: un progetto, l'opportunità giusta, lo racconta a Calciomercato.com con l'entusiasmo di chi di anni ne ha diciannove.

Diciannove anni, appunto. Lecce-Samp, novembre 2010, esordio in Serie A: quanti ricordi...
"Meravigliosi. Anche perché esordire e giocare in Serie A a quell'età non era così semplice nel calcio di dieci anni fa. Bisognava sgomitare, anche in squadre più piccole si puntava più sull'esperienza che sui giovani. Oggi la tendenza è totalmente contraria. Ed è giusto così".

Ma l'esperienza aiuta anche i giovani a migliorare: vedere calciatori come lei, Balotelli o Mandzukic senza squadra, oggi, stupisce.
"Lo spazio ai giovani è sacrosanto e fondamentale, un passo avanti per il nostro calcio. Ma avere compagni più abituati alle pressioni, pronti ad aiutarti, diventa un fattore determinante. Nel mio percorso è stato così: non vedo l'ora di poter dare anche questo contributo nella prossima esperienza".

Come sta affrontando questi mesi da svincolato?
"Mi alleno tutti i giorni a ritmi alti. Non mi fermo un attimo, mi faccio seguire da diversi professionisti per essere al meglio della condizione nell'impegno quotidiano. Non voglio rimanere indietro di un singolo step, ecco perché lavoro duro e senza sosta: ho un programma studiato nei dettagli per essere al top".

Fisico ma anche testa: dalle sue parole traspare una voglia di tornare in campo quasi... feroce.
"Non vedo l'ora, è proprio così (sorride, ndr). Voglio rimettermi in gioco, tornare in campo, mangiarmi l'erba del campo dalla prima all'ultima partita. Ho bisogno del calcio giocato, mi manca terribilmente. Ma non c'è da abbattersi: tutta energia, benzina nel motore da sfruttare appena ci sarà l'occasione giusta. Ci penso ogni giorno".

Ha ricevuto e rifiutato più di un'offerta in questi mesi.
"Più di una, confermo. Ma non ho accettato perché voglio essere convinto del prossimo passo, aspetto un progetto importante che mi coinvolga a pieno. Non è la squadra o il blasone a fare la differenza ma le prospettive: voglio sentirmi parte di un percorso, dare la mia totale disponibilità con massima umiltà e tantissima voglia di rimettermi in gioco per un obiettivo comune".

Magari la chiamata giusta arriva dall'estero: era stato vicino a un'esperienza in Liga, ai tempi del Milan...
"Sì, potevo andare in Spagna ma ho rifiutato: noi italiani siamo legati al territorio e al nostro campionato, ho fatto questa scelta e oggi chiaramente il calcio è cambiato. Dovesse arrivare una proposta dall'estero la valuterei seriamente: ci sono tante opportunità interessanti, non escludo niente. Anzi, ci penso davvero. Come detto per i club italiani, dipenderà dal progetto".

Con la Samp non è andata come si aspettava: motivi?
"Un peccato, perché speravo di poter dare tanto più a lungo. Ho avuto comunque il mio spazio e ho totalizzato 18 presenze, pur essendo arrivato a stagione in corso e non avendo fatto la preparazione col gruppo; poi le scelte del club sono cambiate in corso d'opera anche sul fronte allenatore ed è andata così. Ma non guardo indietro...".

Ha lasciato il Milan dopo un anno intero senza spazio: cosa è successo?
"Sono stato escluso perché avevo un solo anno di contratto ed erano state fatte ormai altre scelte, così mi è stato detto in seguito. Ci sono rimasto male perché avrei voluto dare ancora il mio contributo per il Milan, ma non porto rancore, anzi".
Ma a inizio stagione la versione era stata differente...
"Sì, è così. A inizio stagione il Milan aveva voluto trattenermi, mi hanno chiesto di restare a tutti i costi e ho scelto di giocarmi le mie carte, poi in seguito ognuno ha cambiato la propria posizione e mi sono ritrovato a essere messo da parte senza avere un'occasione".

Oggi proprio il Milan è primo in classifica e sembra entrato in tutt'altra dimensione.
"Ne sono felicissimo per loro. Il Milan e i suoi tifosi lo meritano, li guardo sempre con affetto perché è stato un club che mi ha dato tanto, pur essendo finita non come speravo. L'innesto di Ibrahimovic ha portato personalità, esperienza, certezze: dopo tante rivoluzioni e cambiamenti c'era bisogno esattamente di uno come Zlatan".

Un compagno che l'ha sorpresa più degli altri in questi anni?
"Donnarumma è sempre stato impressionante. Aveva 16 anni, era già in prima squadra con noi e non sentiva minimamente la pressione. Questo aspetto è unico, rarissimo: le qualità tecniche le vedono tutti e sono straordinarie, ma Gigio non ha mai avvertito l'ansia di giocare al Milan. Fuori dal comune".

Ci racconta un episodio con Donnarumma?
"Ricordo in un Samp-Milan, Gigio sbagliò un appoggio coi piedi e segnò Defrel appena dopo l'errore. Una batosta per qualsiasi portiere al mondo, specie alla sua età. Non per Donnarumma: un minuto dopo te lo ritrovi già carico e sereno, riceve palla sui piedi e ricomincia a giocare. Lì ho capito che ero davanti a un fenomeno".

Al Milan l'ha portata Adriano Galliani: che ricordi conserva di lui, oggi al Monza?
"Il dottor Galliani è una persona cui posso solo dire grazie. Mi ha voluto fortemente al Milan, ha insistito in tutti i modi, ricordo ancora le sue chiamate continue per sbloccare l'affare e portarmi in rossonero: un corteggiamento che non dimenticherò mai. Come dirigente non devo commentarlo io, insieme al presidente Berlusconi ha portato il Milan in cima al mondo per anni e parlano i risultati; di certo, ricordo che era sempre disponibile con tutti per il bene dei giocatori e del club. In una società è un valore aggiunto".

Un allenatore che le ha lasciato qualcosa di speciale?
"Avere Gian Piero Gasperini come allenatore a Genova mi ha cambiato la carriera. Ti insegna movimenti e meccanismi di un livello raro, ha una conoscenza incredibile ed è costantemente focalizzato sul campo. Un allenatore che fa davvero la differenza, si è visto in seguito anche all'Atalanta con cui sta ottenendo risultati storici. Per un giovane, lavorare con Gasperini è il massimo".

La Roma invece l'ha cresciuta e oggi con Fonseca sta decollando ai piani alti della classifica.
"La Roma è parte integrante della mia crescita e della mia vita. Già da mesi dicevo che Paulo Fonseca stava facendo un gran lavoro per dare un'identità alla squadra, oggi si vede tutto il seminato: equilibrio, consapevolezza nei singoli, qualità di gioco e ovviamente risultati. Complimenti a lui e alla Roma perché stanno facendo un grandissimo lavoro".

La Nazionale ha fatto parte del suo percorso: che ricordi conserva di Antonio Conte?
"Un grandissimo allenatore, con una capacità unica di gestione dello spogliatoio. Il lavoro che fa in tutte le sue esperienze parla per lui. Conte ha creduto in me durante il percorso di qualificazione, mi ha portato in azzurro ed è un'esperienza che ti dà sensazioni uniche".

Lecce, Genoa, Samp, Roma, Milan, Nazionale. Lei ha solo 29 anni: la prossima chance sta arrivando.
"Avverto una forza dentro incredibile, ci lavoro ogni giorno per ripresentarmi al massimo. Raramente mi sono sentito così bene fisicamente e mentalmente nella mia carriera, anche nei momenti migliori. E so di avere avanti almeno altri 4/5 anni a livelli importanti. Aspetto l'occasione, il progetto giusto".