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Valerio Bertotto, alle spalle solo di Totò Di Natale, è il giocatore con più presenze con la maglia dell'Udinese. 406 partite disputate in maglia bianconera, è stato il capitano sotto la gestione Spalletti. Alla vigilia di Napoli-Udinese Bertotto ha affrontato ai microfoni di Calciomercato.com tanti temi, tra cui il suo rapporto con Spalletti, l'andamento di questo campionato e l'addio di Insigne:

Verso Napoli-Udinese: che partita sarà?
"Sicuramente tosta, giocata da due squadre che necessitano di punti per proseguire nel loro cammino. Il Napoli vuole rimanere nei piani altissimi del campionato, ha ampiamente meritato di starci finora, per qualità, gioco e l’atteggiamento avuto tutta la stagione. L’Udinese vuole consolidare un momento di positività con l’obiettivo di allungare il distacco dalla zona pericolosa".
 
Napoli a meno tre dal Milan, ma ci sono anche l’Inter e la Juve leggermente più dietro. Come vede questa lotta scudetto?
"Bella. Finalmente c’è un pacchetto di mischia variegato. Non può che far bene al campionato, al calcio, agli stimoli. Negli anni passati a questo punto c’era una squadra che creava distacco con tutti che erano lì a sperare che accadesse qualcosa. Ora c’è bagarre, sono tutte lì. I tifosi delle varie squadre sono in trepidante attesa per vedere la fine. Questo fa bene allo spettacolo, a quello che è il calcio italiano".
 
Cosa succede alle italiane in Europa?
"Ci sono due squadre, hanno dato prova di essere presenti. L’Atalanta con qualità, la Roma con determinazione. Per quanto riguarda la Champions non è mai facile, bisogna essere strutturati, arrivare nel momento giusto. Occorre che le condizioni psicofisiche siano al top. Non è mai semplice. Alla fine il fattore Europa annulla un po’ tutto".
 
Torniamo alla gara di domani. Che impatto ha avuto Cioffi?
"Non è nuovo dell’ambiente, conosceva e conosce le dinamiche dell’Udinese, dello spogliatoio, dei ragazzi. Credo sia stato molto avvantaggiato da questa cosa. Starà a lui dimostrare capacità e saper sfruttare l’occasione che gli è stata data, conscio di avere un’ottima squadra, che ha valore, elementi capaci di dare qualità e sostanza".
 
Dall’altro lato Spalletti: le sta piacendo il suo primo anno a Napoli?
"Assolutamente sì, penso piaccia a tutti. Per l’espressione di gioco che sta facendo vedere il Napoli, la qualità, la varietà di situazioni che ha saputo creare. Lui è una persona con una grandissima conoscenza, grandissima capacità e ho una stima nei suoi confronti immensa. Lo dico da capitano che per tre anni e mezzo ha lavorato con lui ottenendo enormi risultati. So che tipo di valore può portare ad una squadra uno come Luciano".
 
Com’è, da capitano, avere a che fare con Spalletti?
"Nella componente squadra ci sono uomini prima e calciatori poi. Tutto viene semplice quando ci sono delle personalità molto forti. Sia io che lui siamo due persone determinate e dirette ma allo stesso tempo leali e sincere. Quando questa diventa una prerogativa e non prevarica il ruolo altrui le cose non possono che andare bene".
 
Ci sono stati dei momenti difficili con lui?
"Ho vissuto il rapporto come chi vive h24 all’interno di una famiglia. Lo spogliatoio è una famiglia. Vivi molto più tempo facendo il professionista con la squadra, con la società. Fare il professionista non è andare lì, fare allenamento e poi andare a casa ma vivere l’ambiente di lavoro curando ogni dettaglio. Come tutte le cose della vita a livello personale ci sono momenti di difficoltà, di tensione, di preoccupazione che possono anche generare qualche attrito. I presupposti fatti sono quelli di famiglie e di persone che si rispettano con sincerità. La chiacchiera mette a posto tutto quanto".
 
Negli ultimi anni sembra esserci per lui la maledizione con i capitani: a Roma con Totti, all’Inter con Icardi e ora Insigne andrà via a fine stagione da Napoli.
"Sembra che Spalletti stimi tanto Insigne, non ci sono problemi e ha sempre puntato su di lui. È questione di rapporti umani, sapere con chi ti stai confrontando. Poi magari ci può stare che due persone che non si prendono affatto possano avere degli attriti. Ci possono essere anche diverbi, opinioni differenti, ma alla fine se c’è sostanza, una pacca sulle spalle e si va avanti. Alla fine l’obiettivo non è del calciatore, dell’allenatore, ma della società, si punta all’obiettivo comune".
 
A proposito di Insigne, da capitano a capitano cosa ne pensa della sua decisione di andare al Toronto a 31 anni?
"Ho passato 13 anni della mia vita nella stessa squadra e avrei volentieri finito la mia carriera all’Udinese. Era la mia volontà ma ci sono state altre problematiche che hanno fatto sì che questo non accadesse. Così come sto facendo l’allenatore, ho voluto e cercato delle esperienze all’estero perché credo siano positive. È positivo confrontarsi con realtà nuove, con culture nuove, scoprire altro. Se questa è la scelta che Insigne ha fatto per la sua vita per avere presupposti futuri di un certo tipo, allora lo approvo assolutamente".
 
Nelle ultime uscite ci sono stati tanti fischi per Insigne. Che saluto si aspetta e spera di vedere in occasione della sua ultima gara al Maradona?
"Se si parla di attaccamento, di senso di appartenenza, di amore verso una squadra basta per chiudere il discorso. Ancor di più se parliamo di un giocatore che ha fatto cose bellissime, ha portato questa società ad altissimi livelli. Insigne è un calciatore fenomenale, un piacere vederlo giocare. Sarebbe ingiusto nei suoi confronti, per quello che ha dato a Napoli e ai napoletani, che non gli venisse riconosciuto dalla sua gente".
 
Un ricordo particolare che la lega a Spalletti.
"Ce ne sono tanti. Ho lavorato con lui in un triennio favoloso. C’è stato un momento in cui le cose stavano andando bene perché eravamo una grande squadra con un allenatore e uno staff di un certo tipo. Prima della metà del campionato ci siamo garantiti la permanenza in Serie A ed è venuto a chiedermi ‘Capitano, cosa facciamo adesso?’. Gli ho risposto ‘Non ci pensiamo neanche, si va giù a manetta a prenderci l’Europa. Non so quale ma ce la prendiamo’. Quindi non era in discussione questa cosa qui ma sono convinto che volesse sentirsi dire questo. Da lì abbiamo fatto cose immense, siamo arrivati in Champions League con lui. Questa è la fotografia di chi è Spalletti, del suo modo di fare il suo lavoro e la determinazione che ci mette".
 
Un aggettivo per definire Spalletti.
"Permaloso (ride, ndr)".
 
Per concludere, un pronostico di Napoli-Udinese.
"È complicato, ma non lo dico. Al Napoli serve vincere, per l’Udinese non perdere sarebbe qualcosa di positivo per avere continuità dopo aver giocato contro la Roma (in cui meritava di vincere). Arrivando poi allo scontro diretto con il Cagliari. Sarebbe una gran bella iniezione di fiducia. Starà alle due contendenti mostrare chi sarà più brava".
@giovanniannun