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Intervista al presidente del Torino.
Cairo: "Tengo Bianchi e Ogbonna. Ma loro sono d'accordo?".
"Mi sacrifico per il Toro, voglio vedere se hanno la stessa idea".

Presidente Cairo, se fosse l'ultimo giorno di agosto questo sarebbe un Toro bello e quadrato, pronto a sfidare la Sampdoria per lo scettro della B. Ma al termine del mercato manca un mese e dovrete cercare soprattutto di rintuzzare gli assalti a Ogbonna e Bianchi. Qual è la situazione?
«Sono due giocatori molto importanti e non ho nessuna intenzione di cederli. A meno di offerte indecenti resisterò agli assalti, a patto che le loro intenzioni coincidano con le mie volontà. Ho messo in conto di fare un altro grande sacrificio per tenerli, l'importante è che davanti a certe cifre non gli tremino le gambe: a quel punto saranno loro a dover dimostrare di volere ancora il Toro».

Capitolo Ogbonna: come si fa a trattenere un ragazzo all'inizio della sua esplosione calcistica, per il quale mezza Europa, Italia compresa, sta facendo la fila?
«Il difensore è un professionista da dieci e lode. Ci sono tante attenzioni su di lui (l'ultima, quella del Valencia, ndr), ma non mi fanno paura. Nel caso, farò come Ulisse, che legava i suoi compagni d'avventura per farli resistere ai canti delle sirene: io lo assicurerò ai pali della porta».

I tifosi temono un altro caso Pellicori, arrivato l'anno scorso al fischio della sirena dopo l'abbandono di Bernacci.
«Era tutta un'altra storia. E comunque l'eventuale partenza di uno dei due non ci coglierebbe impreparati: non cederemo mai un grande giocatore senza prima aver messo le mani su un rimpiazzo di provata affidabilità».

Chi invece è in procinto di dire addio è Rubin: ci sono margini perché rimanga?
«Il suo desiderio è misurarsi ancora in serie A, nei prossimi giorni ci saranno novità».

Qual è il bilancio di questa prima fase della stagione?
«Siamo contenti perché abbiamo dato a Ventura la squadra che voleva e partire bene è sempre positivo. Diciamo che in una maratona di quarantadue chilometri, ne abbiamo percorsi tre bene. Adesso però esaltarsi non serve a niente».

Nonostante l'invito dei club organizzati a disertare lo stadio, i tifosi stanno apprezzando il lavoro svolto, a giudicare dagli abbonamenti staccati nei primi nove giorni di vendita. Sono 3.976, quasi il doppio rispetto all'anno scorso. Sta cambiando il vento?
«Se avverto nuova fiducia e armonia dentro e fuori dal Toro il merito è di tutti, a cominciare da Ventura che ha già preso in mano lo spogliatoio. Non so se sarà una squadra libidinosa, ma le premesse ci sono».

È Gazzi la prossima mossa da novanta?
«Questa potrebbe essere la settimana decisiva per completare un altro settore. Il mio impegno è accontentare il tecnico, ma non posso neanche svenarmi per convincere il giocatore e il Bari».

Esistono alternative di primo piano al mediano?
«Abbiamo le nostre cartucce di riserva. Almiron? Ventura non me l'ha mai chiesto, non l'abbiamo nel mirino».

Cigarini?
«È un giocatore appetibile, ma forse noi abbiamo bisogno più di un incontrista che di un regista. Resta il fatto che ci piace».

In settimana sarà presentato il primo direttore generale dell'era Cairo. Come mai la scelta è caduta su Comi, sotto contratto fino al 2013?
«Perché è uno del Toro da sempre, se lo meritava, farà bene. Da lui mi aspetto tanto, ha un'agenda fitta di impegni, a cominciare dalla rete di osservatori che vareremo tra breve. Si dovrà subito mettere in pista, dare la direzione giusta. Il resto lo sveleremo tra pochi giorni».

Riprendono a girare voci su Petrachi: il ds è saldo al suo posto?
«Assolutamente sì: sono soddisfatto del lavoro che ha svolto finora. Se avessi voluto, l'avrei allontanato prima».