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    Favola Biraghi: dalle minacce di morte alla zampata azzurra, tutta per Davide

    Favola Biraghi: dalle minacce di morte alla zampata azzurra, tutta per Davide

    • Giacomo Brunetti
    Al suo cospetto, Santiago Muñez - sì, quello di Goal! - potrebbe quasi impallidire. Quello di Cristiano Biraghi è davvero un canovaccio da film, al di là di ogni retorica. Forse solamente Jamie Vardy gli farebbe abbassare lo sguardo. In un anno e un mese, 'Biro' è passato dalla Serie B - e quella che sembrava ormai la sua categoria dopo la retrocessione con il Pescara - a mettere la zampata all'ultimo istante su quella che in questo momento rappresenta la speranza di rinascita dell'Italia calcistica. E poi le mani al cielo, come il compagno Pezzella qualche giorno prima: uno e tre.

    PRONTO, MARIO? - Era agosto del 2017, Pantaleo Corvino alza la cornetta e chiama l'amico, nonché agente, Mario Giuffredi: l'oggetto del desiderio è Biraghi, o meglio, magari è quello che il procuratore gli propone. Il DG della Fiorentina accetta, è un prestito con obbligo di riscatto. "Dopo l'ultima stagione non pensavo di ricevere la chiamata viola", ammise il ragazzo. E sulla stessa tratta arrivò anche Vincent Laurini, in extremis, per colmare le lacune di Tomovic: il francese, però, avrebbe trovato sulla sua strada Nikola Milenkovic. L'italiano, invece, ha fatto terra bruciata.

    BUIO - Non è stato tutto rose e fiori, no. Chiederlo a Lucas Castro: per lui sì che lo furono. Tra una chitarra e un mate, 'El Pata' raccolse due strafalcioni tecnici di Biraghi e piegò la Fiorentina con un perentorio 2-1 al 'Bentegodi'. "Non posso accettare che venga tirata in ballo la mia famiglia - si sfogò il difensore dopo quella partita - perché qualcuno ha scritto sul mio profilo Instagram, augurando la morte ai miei familiari. Ecco, per me questi non sono tifosi, né della Fiorentina né di altre squadre. Quello che mi ha fatto sbottare è ciò che ha scritto una persona verso la mia famiglia, augurandosi che morisse nel ritorno a Firenze solo perché mi accusava di averlo fatto perdere al fantacalcio…".

    AMICIZIA - Da lì, tutto è cambiato. Progressivamente e costantemente. La tragedia di Davide lo ha colpito, tanto che Cristiano se l'è tatuato addosso. Lui, come Pioli, come tanti altri fiorentini. E da lì, è davvero cambiato il racconto. "Se ho fatto tutto questo - ha commentato a caldo dopo la rete alla Polonia - è anche merito suo", perché la forza interiore in quel ragazzo che ha lavorato lontano dai riflettori è stata importante. Come gli insegnamenti toccati con mano in quelle settimane, in questi mesi.

    DAL COMPROMESSO - Pioli cambiò tutto: Biraghi sale, Milenkovic resta. E da lì la maturazione. Fino alla convocazione di Roberto Mancini, a settembre. Cristiano parte dietro Criscito ed Emerson, in due giorni di ritiro a Coverciano se li mangia e prende il posto da titolare: il CT lo apprezza per le sue peculiarità balistiche, oltre alle caratteristiche di gioco. Deve migliorare in difesa, certo. Sul secondo palo, a rendere magica la sua parabola, era però presente
     

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