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LA FACCIA un po’ così è quella di Malesani che, con il barbone della scaramanzia prepartita, camuffa la sua preoccupazione. Teme che le pile del suo Bologna siano un po’ scariche. Ci sta: ha superato la paura di non esserci più, ha vinto quanto basta perché la classifica non mostrasse i segni del ‘meno tre’, ha fatto il suo dovere nell’incertezza come nella tranquillità e, a richiesta, ha saputo essere bello (con la Lazio) e duro quanto basta (col Catania). E ora?
«Adesso siamo punto e a capo. E guai pensare che andiamo a giocare contro chi ne ha perse tre di fila».
 

Quella, sarebbe la Samp. «Non credo al loro crollo», è la premessa di Malesani. Che poi argomenta: «Via Cassano e Pazzini, capisco, è come se a noi avessero tolto prima Viviano poi Di Vaio. Ma non è che sono rimasti fermi. Hanno preso Maccarone, Biabiany e Macheda, non tre qualsiasi».
Il tutto per imboccare la via della massima attenzione: «Per noi adesso inizia il momento più difficile».
E’ quello del limbo. Il Bologna non sa ancora se sarà beato o dannato, se è maturo abbastanza per capire che il traguardo si è avvicinato, ma non tanto da permettere alla truppa di fare la sosta o la siesta: «Non so cosa possa succedere. Fa una certa impressione pensare che siamo davanti alla Samp. Ma ci farebbe male pensare che il più ormai è fatto. Di energie ne abbiamo spese tante e meno male che vincendo, come domenica scorsa, si recuperano in fretta. Qui ne avremo bisogno. Sarà una battaglia più dura di quella contro il Catania. Immagino lo stesso tipo di gara, con la Samp che parte forte, che ci aggredisce e con un Bologna bravo a gestire la partita».
 

Sa che, strada facendo, i suoi sono cresciuti: «Nella capacità di contenere gli avversari, senza rinunciare al gioco, di sicuro sì».
Così come sa che la strada è disseminata di mine anti Bologna: «Loro fanno anche la giornata dei tifosi, cercano di reagire e saranno tosti, ma noi siamo una squadra che alla vittoria pensa sempre. Lo faremmo anche se dovessimo giocare in casa del Real Madrid. Soltanto, dobbiamo fare tutto con giudizio e ricordare sempre che il più non è fatto, che il traguardo è ancora lontano».
 

PIÙ VICINO sembra essere il suo contratto: «Parlarne adesso non ha senso». Per ora, sarebbe già tanto sapere se l’idea di rimanere a Bologna gli piace: «Come no. Mi sono trovato bene. Ho vissuto poco la città, ma la squadra e l’ambiente che la circonda sì. E mi è piaciuto. Qui si lavora bene, c’è affetto da parte della gente e c’è equilibrio da parte di tutti».
Che piaccia o meno o che desti stupore, poco importa: Malesani è uno dei grandi saggi di questa società: «Ferguson insegna che non c’è limite di tempo per rimanere alla guida di un club, ma l’esperienza qualcosa mi ha insegnato , quindi vi dico che oggi esiste un solo obiettivo, per tutti e non solo per me: la salvezza del Bologna. Chi pensa che sia solo un proforma non ha capito niente. Quindi, pensiamo alle prossime partite e non ai prossimi contratti».
Dopo la Samp, arriva il Palermo, poi tocca alla Roma. Malesani le vorrebbe affrontare con lo spirito della piccola squadra, ancora molto arrabbiata: «Senza penalizzazione avremmo 32 punti, ma dobbiamo guardare in faccia la realtà dei nostri 29. E guai pensare che potremmo essere l’ultima delle grandi. Piuttosto, guadagniamoci il titolo di migliore delle piccole».