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Leonardo Bonucci dà un calcio al bullismo. Il difensore della Juventus e della Nazionale ha firmato "Il mio amico Leo", un libro sul bullismo, insieme al giornalista Francesco Ceniti. Definito da Walter Veltroni nella prefazione "un racconto fantastico di una storia terribilmente vera". Il protagonista è Andrea, un bambino che viene aggredito e minacciato da un gruppetto di compagni di scuola. 

Lo stesso Bonucci racconta alla Gazzetta dello Sport: "C'è un episodio accaduto quando avevo 14 anni di cui non ho mai parlato. Ero a Viterbo, la mia città, e mi sono trovato in una situazione particolare, minacciato da un ragazzo di due anni più grande. Mi ha spinto e mi ha chiesto di dargli quello che avevo in tasca. Ho avuto la freddezza e il coraggio di non farmi mettere i piedi in testa: sono riuscito a dissuaderlo e a scappare, raggiungendo un gruppetto di amici. L’episodio mi ha segnato, ma ho capito che dovevo crescere: se quel ragazzo mi aveva avvicinato, evidentemente aveva visto in me un punto debole". 

"Un bullo secondo me ha qualcosa che manca dentro di sé, fa così perché ha vissuto una situazione di difficoltà. Spero che il libro sia di aiuto anche per chi cerca di violentare fisicamente o psicologicamente un’altra persona. Io cerco sempre di far capire ai miei figli che devono parlare di qualsiasi cosa a casa. Che sia una cosa fatta bene o male, è giusto affrontare il dialogo con i genitori, con i nonni, con le persone di cui si fidano. Altrimenti diventa facile chiudersi, smettere di frequentare alcuni posti e complicare le cose. Lo sport aiuta tanto: se sei bravo, il gruppo ti accetta e questo aiuta a essere più sicuri. Io ad esempio da piccolo ero timido, faticavo a chiedere le cose".

"La fascia di capitano spinge a dare di più. Sono grato al presidente e a Sarri per aver scelto me, è stata una dichiarazione di stima importante, la chiusura di un cerchio dopo la parentesi al Milan".