Se c'è stato un giocatore che ha compiuto nel più breve tempo possibile la traiettoria della parabola che in una tifoseria porta dall'amore direttamente all'odio, senza neanche passare dall'indifferenza, quello è stato sicuramente Leonardo Bonucci. L'ex pilastro della difesa della Juve era arrivato in pompa magna quest'estate al Milan, ed era senza alcun dubbio il fiore all'occhiello di una campagna acquisti faraonica che nelle intenzioni della società e nei desideri dei tifosi, sarebbe servito soprattutto a poter competere per la Champions League, anche se poi in molti, moltissimi, pensavano che con un simile arrivo si potesse sognare di nuovo persino lo scudetto. Lo spostatore di equilibri lo chiamavano, e in effetti come si sarebbe potuto pensare diversamente, visto e considerato, che in questi anni Bonucci era stato veramente la colonna portante della difesa bianconera.

Insomma sui social e nelle piazze la felicità dei tifosi rossoneri era ritornata finalmente a dei livelli che non si vedevano dalla conquista dell'ultimo campionato. E Bonucci dal canto suo non faceva nulla per raffreddare gli animi e mantenere i piedi per terra, visto che parlava di scelta con le palle e pubblicava video con una numerologia non casuale che usciva alle 19:19 e 19 secondi e ne durava sempre altri 19.  Il numero della maglia che era già stato scelto da Kessie e che lui ha chiesto e ottenuto, un numero però, che a conti fatti fino ad ora non gli ha portato un gran bene. Spostare gli equilibri dicevamo, e forse sono stati spostati, ma non verso l'alto... Bonucci poi accettava a cuor leggero una fascia di capitano, che ad onor del vero è stata data con una certa faciloneria a giocatori non proprio all'altezza negli ultimi anni, dimenticandosi che quella del Milan è stata sempre una fascia portata per lunghissimi periodi da gente che maturava i galloni del Diavolo sul campo, nel corso di una vita. La fascia di capitano del Milan è pesantissima ed è stata indossata per decenni interi da tipi come Rivera, Baresi e Maldini, gente molto diversa da Bonucci,  perchè otre ad avere il rossonero nella testa e nel cuore, era soprattutto gente dotata di un carisma calmo e silenzioso, fatto di gesti, silenzi e comportamenti quasi impercettibili. Dagli sguardi sornioni di Rivera, al braccio alzato di Baresi fino ad arrivare alle accelerazioni di Maldini. Gesti e azioni che sprigionavano adrenalina nei compagni e in chi li guardava dagli spalti o in televisione.

Non si capisce quindi con quale criterio sia stato possibile darla cosi a cuor leggero ad uno juventino simil-transfuga che per di più aveva appena vinto il suo sesto scudetto di fila, o meglio si capisce benissimo: ovvero con quella solita mentalità da showbiz calcistico moderno che tanto piace alle nuove generazioni social di tifosi, ma che poi funziona malissimo – come si è visto – dal punto di vista degli equilibri nello spogliatoio e del buon gusto addirittura. Perché a conti fatti, fino ad ora quella di Bonucci può essere considerata come un'operazione di trapianto di organo, che però è riuscita malissimo, visto che all'interno del delicato organismo milanista si sta verificando una vera e propria fase di rigetto. Rigetto per un calciatore che evidentemente pensava di poter portare con se nel Milan le stesse alchimie vincenti della Juve, ma cosi non è stato, almeno fino ad ora. Rigetto che adesso si sta verificando anche all'interno della tifoseria milanista, la quale nelle ore immediatamente dopo l'ufficialità del trasferimento si era data alla pazza gioia, convinta di aver fatto l'affare del secolo e allo stesso tempo felice per aver dato via De Sciglio. Invece ora come ora, l'affare sembra averlo fatto proprio la Juve, visto che ha trovato un degno sostituto di Leo in Benatia e soprattutto sta rilanciando lo stesso De Sciglio.

Ma Bonucci non è nuovo a crisi del genere, del resto appena arrivato alla Juve, rischiò di bruciarsi in fretta a causa delle famose bonucciate, le stesse che stiamo vedendo in questi primi mesi di Milan. Amore e odio quindi per un giocatore, la cui colpa principale in questi primi mesi di Milan, è stata soprattutto quella di ostentare a tutti i costi la maschera del leader carismatico in grado di addossarsi il peso di un'intera squadra sulle proprie spalle come se fosse uno di quegli quegli atlanti della mitologia greca. No Leo. Non farlo! Perché il Milan sarebbe stato pesante persino per degli atlanti - loro sì - come Baresi e Maldini, due che però non avevano paura a mostrarsi fragili in certi momenti. Perchè la vera forza a volte, sta soprattutto nell'ammettere che c'è un momento di debolezza, e questo è uno di quei momenti.

@Dragomironero