Buffon, la Juve riparte con Borriello ma il Milan si sente vicino a Tevez. Come cambieranno gli equilibri a fine mercato?
«Borriello è una freccia in più al nostro arco e sono contento che sia arrivato perché avrà una gran voglia di mettersi in mostra. Vorrà dimostrare che la Roma ha sbagliato a non sfruttarlo al massimo e a cederlo».

E Tevez al Milan?
«Se riuscissero a comprarlo non mi stupirei perché il Milan ha perso Cassano e non è un giocatore che sostituisci con il primo che passa per la strada: nelle grandi squadre i campioni si rimpiazzano con i campioni».

Conte ha detto che non può fare la guerra per lo scudetto con i fucilini giocattolo. Borriello può bastare a fare della plastica l’acciaio o serve qualcosa di più?
«Tutto sta a individuare gli obiettivi. Ci si dimentica che noi quest’anno non siamo partiti per vincere il campionato: ci proveremo perché siamo andati oltre le previsioni ma all’inizio non era questa la nostra guerra».

E qual era?
«Riconquistare il rispetto, riavvicinare i tifosi, tenere fede alla nostra storia che negli ultimi due anni avevamo tradito. Finora ci siamo riusciti. Leggo cosa dicono gli altri di noi e vedo che siamo tornati a mettere paura, o almeno a non provocare i sorrisetti maliziosi».

Perché quest’anno il ritorno dalle vacanze dovrebbe essere diverso dalle ultime stagioni, in cui fu un fallimento?
«Perché ripartiamo da una posizione di classifica molto buona e che meritiamo. Nessuno ci ha regalato niente e se siamo in testa vuol dire che c’è sostanza vera. La seconda ragione è che non si può essere sempre malridotti come nel passato»

Perché malridotti?
«Gli infortuni ci portarono via parecchio. Se rilegge le formazioni vedrà che in certe partite mancavano sei o sette titolari e una squadra spesso in emergenza perde l’identità. Lo dicevo anche del Milan quando penava all’inizio della stagione: guardate che quando gli rientreranno tutti saranno dolori. Infatti sono tornati i più forti».

Il rischio più serio in questo rientro?
«Sbagliare l’approccio dopo 20 giorni che non giochiamo. Non è un fatto fisico ma psicologico e queste ultime ore saranno importanti. Il preludio mi fa ben sperare: a Riad non ci siamo adeguati al clima molto amichevole della partita, l’abbiamo giocata e tre giorni di ritiro qui ci aiuteranno a entrare nel clima. Non abbiamo trascurato niente».

E il Lecce non sta andando bene.
«Ricordo però cosa successe l’anno scorso: nei primi 10 minuti costruirono tre palle gol e dopo 12 ero già negli spogliatoi, espulso. Non eravamo motivati né concentrati. Questa volta vorrei stare in campo fino alla fine».

A proposito dell’importanza di riconquistare i tifosi, si aspettava di trovarne così tanti in Arabia?
«Tanti ed entusiasti. È stata un’accoglienza fantastica e la dimostrazione che il calcio è l’unico strumento trasversale che possa unire nella stessa passione genti di cultura e tradizioni diverse. Noi calciatori dobbiamo ricordarcene e sentirci responsabili. E sono contento di aver partecipato all’ultima partita di Al Denyae: in Europa lo conoscono in pochi ma è stata veramente una leggenda, un portiere importante, uno di quelli che guardavo da ragazzo. E mi piaceva».