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Questa mattina mi sono affacciato dal balconcino di camera mia e ho visto in lontananza una figura che mi salutava. Era la Serie B, pronta ad abbracciare i tifosi del Cagliari. La sconfitta di ieri sera contro l’Inter ha ridotto veramente al minimo le speranze di raggiungere una salvezza che, fino a qualche mese fa, sembrava raggiungibile tranquillamente. Ora bisognerà vincere in trasferta contro un Venezia già retrocesso ma che comunque vorrà salutare i propri tifosi nel migliore dei modi e sperare che, nello stesso momento, la Salernitana non raccolga i tre punti in casa contro un Udinese ormai salvo da tempo e quindi senza stimoli.

Il fatto è che questa retrocessione pesa parecchio, perché, vista la stagione, la salvezza poteva arrivare veramente senza grossi problemi. Eppure il Cagliari quest’anno è stato capace di sbagliare tutti gli scontri diretti, subendo gettando contro Salernitana e Venezia due vittorie casalinghe proprio nei minuti finali dei rispettivi match. Che poi, si lottasse almeno per tenere la categoria.

Il Cagliari visto contro l’Inter a tratti è apparso veramente rinunciatario. I sardi sono partiti bene ed hanno tenuto i ritmi alti e propositivi per quasi 20 minuti di gioco. Poi ecco il buio. Appena l’Inter è riuscita a passare in vantaggio i rossoblù hanno mollato la presa, come se fossero già consci del risultato finale. E una squadra che deve lottare per non retrocedere deve certamente dare di più. Anche sul 2 a 1 sarebbe stato meglio rischiare, provarci, ed invece nulla.
C’è da dire che contro c’era un Inter alla ricerca dei tre punti speranza per la rincorsa scudetto, o meglio, per rimandare la festa del Milan all’ultima giornata. D’altro canto non ci sono scusanti che tengano, bisognava osare di più perché alla fine meglio provarci (e giocarla) e perdere 4-0 che aspettare nel miracolo divino. Probabilmente gli inserimenti di Keita e Nandez andavano fatti prima e anzi, ad un certo punto forse bisognava mandare all’aria tutti gli schemi e provare a giocare nel modo più offensivo possibile, un po’ come faceva José Mourinho proprio ai tempi dell’Inter, ovvero inserendo più punte o giocatori offensivi nel momento del bisogno.

Può andare bene un anno, può andare bene due ma prima o poi la ruota si ferma e la fortuna virerà altrove. Domenica ci sarà l’ultima battaglia, il calcio è strano lo sappiamo e la speranza dev’essere veramente l’ultima a morire. In questo maggio, ormai abbastanza caldo, il Cagliari si prepara a naufragare nel suo mare consapevole dei propri errori. Ora non resta che vincere a Venezia e sperare nel “regalo” da parte dell’Udinese.