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Non è una guerra dichiarata, e non è nemmeno una guerra sottotraccia, ma fra Juventus e Milan, in questi giorni, un po' di nervosismo c'è, inutile negarlo.

Al centro della vicenda, naturalmente, c'è la prova tv con la quale è stato squalificato (in attesa dell'esito del ricorso) lo juventino Milos Krasic, prova televisiva che invece non è stata applicata per il milanista Robinho, protagonista di una presunta simulazione di un infortunio (con l'obiettivo, anche qui presunto, di perdere tempo) in quel di Napoli.

Il direttore generale della Juventus, Beppe Marotta, è stato chiaro: "Krasic? E' lo stesso caso di Robinho. I due episodi sono assimilabili, non c'è simulazione nè per Krasic nè per Robinho". L'amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, non ha voluto commentare il caso Krasic, ma ha ricordato un episodio del 2005: "Non faccio il giudice sportivo, non dico nulla, mancano quattro giorni alla partita, ricordo però che nel 2005 fu squalificato Ibrahimovic con la prova tv e poi contro di noi segnò Trezeguet su assist di Del Piero e la Juve vinse lo scudetto".

Già, il 2005. Lì sì che si poteva parlare di guerra sottotraccia fra le due società, 'amiche' nella gestione degli affari riguardanti la Lega Calcio (diritti tv in primis), me nemiche su tutti gli altri fronti. E così, quando Zlatan Ibrahimovic venne squalificato con la prova televisiva per "condotta violenta e proditoria" (la famosa 'cravatta' a Cordoba, durante Juventus-Inter 0-1 del 20 aprile di quell'anno), l'allora dg bianconero Luciano Moggi si limitò a dire: "Sono molto dispiaciuto, e tante volte il dispiacere è anche peggio dell' arrabbiatura", ma lui e tutto il mondo bianconero covarono rancore contro il Milan (Ibra con quella squalifica avrebbe saltato proprio la sfida scudetto contro i rossoneri) e il potere mediatico rossonero. Tanto che, un anno più tardi, allo scoppiare di Calciopoli, Moggi se la prese innanzitutto con il Milan e con il potere mediatico di Galliani.

E il potere mediatico rappresenta proprio l'altra faccia della medaglia di questa vicenda. E qui il Milan non c'entra. Qui si tratta di un affare fra la Juventus e le televisoni in genere. Ieri il presidente bianconero Andrea Agnelli è stato chiaro: "Già domenica pomeriggio, alla luce di una violenza mediatica che si è scatenata con giudizi di alcuni giornalisti basati sull'etnia del giocatore, abbiamo allertato i nostri avvocati, sia per quanto riguarda il caso specifico sia per valutare la norma". Nel mirino di Agnelli c'è, in particolare, una frase pronunciata su Krasic dal moviolista di Mediaset, Maurizio Pistocchi: "Krasic non è serio, ma serbo", per la quale Pistocchi si è già scusato, con una lettera pubblicata sul sportmediaset.it: "Infelice, certamente. Intempestivo, senz'altro. Un'uscita sbagliata, ma priva di qualsivoglia deriva razzistica. Fosse stato vero il contrario, tutti i presenti mi avrebbero giustamente ripreso".

Anche in questo caso torna alla mente il 2005, quando lo scontro fu tra la Juventus della Triade e la Rai, per la messa in onda del famoso video che aveva come protagonista Fabio Cannavaro. Nei sette minuti di riprese, filmate dallo stesso giocatore quando era al Parma (il filmato fu girato nel 1999 in una stanza  dell'hotel Grand Marriott di Mosca, alla vigilia della finale di Coppa Uefa Olympique Marsiglia-Parma), si vede il difensore mentre si inietta il Neoton, sostanza non dopante, alla vigilia della finale di Coppa Uefa. Il video venne trasmesso da Punto e a Capo, su Raidue, nonostante Cannavaro avesse inviato una diffida alla messa in onda. Anche in quel caso la Juventus denunciò l'accerchiamento mediatico di cui si sentiva vittima.

Juventus contro Milan, Juventus contro le televisioni: fra passato e presente, vicende che si ripresentano, sempre con una telecamera come protagonista