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Pioli torna a sorridere: Hakan Calhanoglu c’è, e sabato sera, contro il Benevento, ne ha fornito l’ennesima prova, lasciandosi alle spalle la prestazione negativa contro la Lazio del turno precedente. Nella prima delle cinque finali che attendono il Milan in ottica Champions, è lui l’uomo chiave del Diavolo: al 6’ confeziona con Kessie e Saelemaekers il vantaggio rossonero e crea pericoli per tutti i 90’. La rete ai campani lo porta a diventare il quarto giocatore turco con almeno 50 sigilli nei cinque maggiori campionati europei negli anni 2000 – dopo Erdinç, Kahveci e Altintop – e la prestazione vista a San Siro è davvero ineccepibile. Tecnicamente è perfetto (IET 98% come l’MVP di giornata Vignato) e completa con successo tutti i passaggi con coefficiente di difficoltà sia medio (5) che alto (3), chiudendo la gara con uno score del 97% nel K-Pass. Reattività e non solo: intuisce in anticipo le migliori giocate (K-Solution 98%) e si rivela determinante dal punto di vista tattico (K-Movement 98%), così come in fase di non possesso (Pressing 92%). In un’ora e mezza di gioco percorre mediamente 121 metri al minuto sviluppando una potenza media di 11,3 W/kg ed effettuando ben 84 frenate brusche. Se nella lotta per un posto in Champions League Calhanoglu sarà quello visto contro il Benevento, il Milan ha un motivo in più per essere in fiducia.

A Roma, sponda Lazio, da un mese a questa parte c’è un giocatore più ispirato degli altri: Joaquin Correa. Cinque gol nelle ultime quattro in Serie A, due doppiette nelle ultime due e un’altra prestazione, contro il Genoa, davvero pregevole. L’attaccante spagnolo nella gara dell’Olimpico rappresenta un ottimo mix tra Efficienza Tecnica (IET 95%) e freschezza atletica (IEF 93%), completa con successo tutti i passaggi di medio-alta difficoltà e crea sei occasioni di 1 contro 1, concludendone positivamente ben cinque. Ormai appare maturo tatticamente (K-Movement 94%) e in condizione atletica più che positiva, visto che contro il Grifone disputa 83 minuti ad altissima intensità percorrendo 3 km ad alta velocità, con 37 sprint e la potenza media di 11,8 W/kg. Insomma al di là dei due gol, Inzaghi in questo finale di stagione può sorridere dell’enorme miglioramento del suo giocatore, sempre più cinico sotto porta.
Un punto che vale oro: il Cagliari pareggia al fotofinish in casa del Napoli e stacca il Benevento (prossimo avversario in uno scontro cruciale) terzultimo in classifica. Era dall’aprile 2010 che i sardi non rimanevano imbattuti per due trasferte di fila sul campo dei campani in campionato, ma l’1-1 di domenica rappresenta molto più di un risultato per la squadra di Semplici, immischiato pesantemente nella lotta salvezza. Al “Maradona” i rossoblù mostrano Efficienza Tecnica e Fisica perfettamente in linea con la media della Serie A (IET 89,1%, IEF 88,6%), frutto di un calcio propositivo (K-Pass 90,6%) e aggressivo (90,2%), e portano ben tre giocatori a fine gara a Indici simili ai migliori dello stesso ruolo nel torneo (Nandez, Duncan, Nainggolan). La strategia del tecnico dei sardi è quella di badare al sodo (solamente due occasioni create di 1 contro 1, senza puntare l’uomo) e sfruttare i piedi buoni dei suoi (26 passaggi tentati di medio-alta difficoltà, con il 54% di riuscita). L’ottima condizione atletica – e il grande cuore di chi deve compiere un’impresa – hanno fatto il resto. Non era facile fermare un Napoli lanciato ed in forma, ma il Cagliari ci è riuscito tressandolo dal punto di vista fisico, chiudendo la gara con uno score di ben 111 km (tre in più dei partenopei), un ritmo medio di 10,74 W/kg (vs 10,5) e un carico muscolare di 898 decelerazioni (vs 820). Se manterranno il trend nella volata finale, salvarsi sarà possibile.