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Da tifoso, ai tifosi, ha dato tutto: sudore, prestazione, maglietta e pantaloncini a fine partita dopo la vittoria di Empoli. Ma la fascia di capitano no. Quella, Sandro Tonali, se la tiene stretta in attesa di farla definitivamente sua con il passare del tempo. Perché sì, gli infortuni di Calabria, Kjaer e Ibrahimovic gli valgono i gradi di capitano un po' per caso, ma il numero 8 è un milanista vero e lo ha dimostrato più volte. 
PRIMA DA BRIVIDI - Quella fascia che Tonali ha già portato per alcuni spezzoni di partita, domani sera sarà al suo braccio sinistro dall'inizio per la prima volta in assoluto. E non in una partita qualsiasi, ma a Stamford Bridge, contro il Chelsea campione del Mondo in carica. Roba che a molti farebbe tremare le gambe, ma non al ragazzo cresciuto col mito di Gattuso, del quale ha ereditato il numero in rossonero. Che scambierà probabilmente il gagliardetto con il connazionale Jorginho, capitano del Chelsea nel caso in cui Azpilicueta non fosse titolare. E che lo proietterà sulle orme di Franco Baresi, leggenda rossonera, che indossò anche lui la fascia di capitano del Milan per la prima volta all'età di 22 anni. 

MENTALIZZATO - L'atteggiamento di Tonali, la sua abnegazione, sono evidenti anche al punto di sfiorare i limiti del regolamento per la voglia di portare il Milan alla vittoria: si ricordino la palla gettata in campo sul tiro di Calhanoglu nel derby o la rimessa laterale battuta guadagnando 10 metri in occasione del gol di Rebic a Empoli. Una leadership innata, fascia o non fascia, ma avere i gradi vicino al cuore rappresenta comunque la certificazione di avercela fatta. Ancor più se in una cornice come quella londinese, in una notte europea come quelle che Sandro sognava da bambino, mentre scriveva speranzoso a Santa Lucia.