Un fallimento che giunge dopo 108 anni di storia e in pieno campionato. Finisce nel peggiore dei modi la crisi della Carrarese Calcio 1908, dopo un’agonia che negli ultimi mesi non aveva fatto intravedere vie d’uscita. E fa ancor più male vedere come il crollo societario giunga mentre la squadra continua a farsi onore sul campo. Oggi pomeriggio i ragazzi allenati da Gian Marco Remondina hanno strappato uno 0-0 sul campo del Teramo, giocando un secondo tempo di trincea contro un’avversaria in buona condizione. Un pareggio che consolida il quinto posto in classifica, con la prospettiva ancora realistica di agganciare quella quarta posizione che potrebbe valere la partecipazione ai playoff. Un comportamento eccellente, se si pensa a quale possa essere lo stato d’animo dei giocatori e dello staff tecnico in una stagione così tribolata per la società. Adesso questi ragazzi sperano di portare a termine il campionato grazie all’esercizio provvisorio garantito dal Tribunale di Massa. E a garantire quest’obiettivo proverà il curatore fallimentare Massimiliano Tognelli, che nel 2009 aveva condotto il medesimo compito con la Massese. Come un derby, e certo il più indesiderato che le due tifoserie potessero immaginare.

La compagine societaria che passerà alla storia per avere prodotto il primo fallimento del calcio a Carrara è composta da due parti: l’imprenditore romano Raffaele Tartaglia, detentore del 70% della società, e la famiglia Buffon che controlla il restante 30%. Le notizie che giungono dalla stampa locale parlano di un contrasto irrisolvibile fra le due parti come causa del fallimento del club. Di sicuro, non si tratta di una buona notizia per il portiere juventino, di cui in queste ore i media parlano per tutt’altro motivo: il record d’imbattibilità in campionato ormai alla portata, tre soli minuti di gioco per migliorare il primato di 929 minuti stabilito da Sebastiano Rossi con la maglia del Milan nel 1993-94. 
La notizia del fallimento della Carrarese è stata ufficializzata poche ore prima che Buffon scendesse in campo contro il Sassuolo. Il portiere della Juventus e della nazionale sceglie d’impegnarsi per il salvataggio del club della sua città già nell’estate del 2010, quando partecipa a una cordata di cui fanno parte anche Maurizio Lucarelli, padre dei calciatori Alessandro e Cristiano, e Maurizio Mian, ex presidente del Pisa famoso per la storia del cane Gunther. Due anni dopo, estate 2012, Buffon fa un passo avanti diventando assieme ai familiari il proprietario unico del club. Un impegno che col passare del tempo si rivela gravoso, tanto che la scorsa estate Buffon decide di cedere il 70% a Tartaglia passando al ruolo di socio di minoranza. Ma l’equilibrio fra le due parti dura poco, e già a novembre Tartaglia dichiara di non avere trovato le condizioni che gli erano state promesse al momento di assumere la posizione di azionista di maggioranza. Come stiano davvero le cose possono saperlo soltanto Tartaglia e Buffon. La sola cosa certa è che a pagarne le conseguenze è stato il club, il cui futuro è adesso molto incerto. In queste settimane un personaggio da lungo tempo nel mondo del calcio, rappresentante di una cordata che sta provando a comprare in Toscana un club di Lega Pro, mi ha confidato che fra le società per le quali sono stati effettuati dei sondaggi c’è stata anche la Carrarese. E mi ha testimoniato dell’impossibilità di venire a capo del dissidio fra le due compagini che fino a giovedì sera ne componevano la proprietà. Può morire anche così una società di calcio.

@pippoevai