Anno Domini 2018. Tra un po' le auto viaggeranno senza pilota, le stampanti 3d saranno alla portata di tutti, Bill Gates ha inventato il water che ricicla l’acqua, si parla di internet spaziale, ma in Italia ci si sorprende ancora per i coming out. Ultimi, in ordine cronologico, sono gli esempi di Marco Carta e Paola Egonu. 

Il cantante cagliaritano ha rivelato, mentre presentava il suo nuovo singolo in una recente puntata di Domenica Live, di essere gay e di aver dato il primo bacio a un ragazzo all’età di 21 anni. La nazionale italiana ha raccontato le belle parole consolatorie da parte della sua fidanzata dopo la finale persa al Mondiale di volley femminile. In quest’epoca tecnologicamente evoluta, di questi racconti dovrebbe colpire solo la vicenda senza il clamore del sesso delle persone coinvolte e invece che qualcuno possa essere gay fa ancora notizia. 

Sembra di essere fermi all'inizio degli anni ’90 raccontati nel documentario "Il calciatore invisibile" da Billy Costacurta, quando gli davano del "frocio" solo perché si stirava i capelli e curava particolarmente il proprio look. Alle parole di Carta e della Egonu sono seguiti, soprattutto sul web, commenti che vanno dallo stupore esagerato ed esasperato fino alla totale e più becera omofobia, con in mezzo tutte le peggiori sfumature dell’intolleranza. 

Per citare Montanini in un pezzo dell’indie-rapper Willie Peyote, “chi lo fa non è evoluto, è un ritardato anche se ha l’Iphone e parla sette lingue. Progresso ma non evoluzione, sai come si chiama? Estinzione”. Se non si allargano gli orizzonti mentali sarà difficile evitare la distruzione: avremo sempre più ignoranza, meno homo e soprattutto pochissimi sapiens. In tutti i campi. Soprattutto nel calcio. 

La scorsa estate lo ha dichiarato anche Radja Nainggolan, da sempre disponibile a fare da testimonial contro l’omofobia, in un programma televisivo belga: “I calciatori gay non rivelano di esserlo, si vergognano, in quel caso al giorno d’oggi saresti un uomo finito”. Le parole del Ninja nerazzurro rappresentano una denuncia importante: in determinati ambienti si considera ancora fuori dal normale, quasi come fosse un reato, una tendenza sessuale lontana dal canonico rapporto etero. 

Basti pensare ai casi di Justin Fashanu (ex attaccante di Manchester City e West Ham) che si tolse la vita dopo il ritiro nel 1998 perché chi gli stava attorno non accettava di buon grado il suo essere gay o di Thomas Hitzlspelger (che ha giocato anche in Italia nella Lazio), che dichiarò la sua omosessualità solo dopo aver appeso le scarpe al chiodo nel 2014. 

Nella musica il paragone con il mondo del calcio può essere fatto con la scena rap, basti pensare al “caso” emerso quando Eminem, in un pezzo nel suo ultimo album (Fall) ha etichettato Tyler The Creator, che in un suo pezzo parlava della relazione con un ragazzo, come “frocio”. Senza avanzare l’accusa di omofobia nei confronti di Eminem, la vicenda però fa riflettere su quanta superficialità esista ancora sul tema in alcuni ambiti. 

Ci sono, per fortuna, anche casi virtuosi (nel calcio come nella musica). Si pensi a Liam Davis, calciatore che milita nella quinta serie inglese che è stato uno dei testimonial della campagna #EqualGame dell’UEFA (nella foto Neymar, il neo-eletto presidente brasiliano Jair Bolsonaro aveva detto di preferire un "figlio morto che gay"...) e ha affermato di non aver problemi per il suo orientamento sessuale in nessuna delle squadre in cui ha militato. 

Ovviamente la musica è arrivata molto prima ad affrontare l’argomento, grazie anche ad artisti fenomenali come Freddie Mercury, Elton John o George Michael, e oggi si può quasi sempre parlare della qualità di album e concerti senza passare dalle scelte sessuali dei cantanti. Sarà un grande giorno quando ciò potrà accadere in modo naturale anche nello sport.