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Dopo Pinamonti, Casadei. L'Inter, costretta a fare di necessità virtù sul mercato per conciliare le esigenze tecniche di Simone Inzaghi di allenare una squadra competitiva e quelle economiche di Steven Zhang di presentare entro giugno 2023 un bilancio meno appesantito dai debiti, si appresta ad incassare altri 20 milioni di euro e portare il computo complessivo a 40. Niente male per Beppe Marotta, stretto tra incudine e martello ma capace ugualmente di tirare fuori il colpo da maestro senza dover sacrificare (per ora?) i pezzi da novanta come Skriniar e Dumfries.

Venti milioni di euro per un attaccante, Pinamonti, che non avrebbe avuto spazio di fronte a concorrenti del calibro di Lukaku, Lautaro Martinez ma anche Dzeko e Correa, altri 20 per il miglior Primavera dell'ultima stagione ma pur sempre un classe 2003 ancora a secco di presenze in gare ufficiali in prima squadra. Una bella e intrigante scommessa per il Chelsea di Thomas Tuchel - che solo poche settimane fa strappava per una cifra simile il promettente Chukwuemeka al Milan - manna dal cielo per le esangui casse societarie dell'Inter. Che scongiura per il momento un sacrificio ben più pesante e che, anche qualora Casadei dovesse esplodere in Premier League, non potrà essere tacciata di aver ripetuto l'errore di valutazione commesso nell'estate 2018 con Zaniolo. 
Quella che all'epoca fu una scelta deliberata e avventata per appagare il "capriccio" di Spalletti di allenare ancora un Nainggolan ormai a fine corsa oggi è una decisione forzata e dettata dall'urgenza di incassare tutto (o quasi) e subito, per avvicinare il più possibile l'obiettivo del +60 entro giugno 2023. Un sacrificio sul futuro per mantenere l'Inter competitiva in ottica scudetto.