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Obiettivo centrato: Pioli si è dimesso, la squadra è stata spernacchiata, la semifinale di Coppa Italia, già sulla strada di Bergamo per il 3-3 dell’andata e per il diverso valore e la diversa condizione delle due contendenti, è ancora meno viola. In tre giorni, la Fiorentina ha fatto Tafazzi, personaggio memorabile di “Mai dire gol”, interpretato da Giacomo Poretti, che si dava delle bottigliate dalle parti dell’inguine. Masochismo allo stato puro. O forse no. Forse era davvero tutto voluto. Cerchiamo di capirci qualcosa.

Il primo responsabile, in ordine cronologico, di questa assurda vicenda è Stefano Pioli, allenatore della Fiorentina, un fior di professionista, ottimo allenatore e persona di un’educazione rara. Per tutte queste virtù, dopo il pareggio contro la Lazio, sbaglia a parlare della sua posizione contrattuale, sbaglia a dire: "Non ho fretta per il rinnovo, aspettiamo due mesi e poi vedremo. Ma io ho già deciso cosa farò". L’interpretazione non è larga: di fronte all’opzione per la stagione seguente sembra evidente che se lui sa già cosa fare e la società ancora no, non sarà l’allenatore della Fiorentina 2019-20. Bastava fermarsi ad “aspettiamo due mesi e poi vedremo”. Sarebbe stato tutto più lineare. Sfugge, a Pioli, un particolare che non deve sfuggire: c’è una semifinale di Coppa Italia da giocare e tutte le energie, tutti gli sforzi, tutte le risorse e tutte le attenzioni devono essere rivolte a quella gara, non alle posizioni personali.

Ma se il...dettaglio sfugge colpevolmente al tecnico, ancora più dannosa è la reazione della società che, con le parole del presidente Cognigni, trasforma una dichiarazione intempestiva e inopportuna in una polemica a cielo aperto, peraltro in un momento già incasinato per i rapporti (ormai inesistenti) fra tifoseria e proprietà. Dopo la sconfitta di Cagliari, Cognigni dice: "Solo dopo un’analisi si potranno tracciare eventuali linee guida per il futuro. Parlarne adesso, in modo estemporaneo, con il risalto mediatico che gli è stato dato, mi è sembrato poco logico, correndo l'inutile rischio di fermare l’attenzione su un argomento, in questo momento, poco significativo, in confronto agli obiettivi che la squadra deve rincorrere". Se le parole di Pioli sono illogiche la società non ha il diritto, ma il dovere di richiamarlo. Non però pubblicamente, perché il risalto mediatico di cui parla Cognigni dopo le sue dichiarazioni pubbliche diventa un caso vero e proprio. E questo è un errore che non si può e non si deve commettere. In quel momento  diventa chiaro a tutti che il rapporto è finito, con tutte le conseguenze del caso. Una società che ha come unico obiettivo quella semifinale convoca l’allenatore in sede, chiarisce anche a brutto muso se necessario, e riparte.

Ma non basta. Domenica la Fiorentina perde una partita indecorosa contro il Frosinone, Pezzella prende un gol da Ciofani facendolo girare come se fosse Messi e facendosi passare la palla fra le gambe come fosse un difensore di Serie C, esce dagli spogliatoi e dice: "Gli scambi fra allenatore e società non hanno fatto bene allo spogliatoio. Credo che questa situazione si sia sentita". Ma stiamo scherzando? Pezzella ha la fascia al braccio, dopo una partita del genere deve presentarsi in sala stampa, alzare la mano, chiedere scusa a chi era allo stadio («ma le scuse sono un po’ banali», dirà) e pronunciare tre parole: «Abbiamo fatto pena». Banale sì, ma vero.

La Fiorentina, intesa come società, si prende 48 ore e poi partorisce un documento contro la Fiorentina, intesa in tutte le sue forme. Un documento in cui si chiede a Pioli di "gestire questo momento con la serietà e la competenza che ha dimostrato". Serietà e competenza che, si deduce dall’uso del tempo passato prossimo, adesso non sta dimostrando.Chiede a tutti (si capisce ai giocatori, o forse anche ai magazzinieri) "il rispetto per la maglia e per i traguardi che si possono ancora ottenere". Se fossimo al posto di Chiesa o di Veretout o di Muriel non saremmo troppo contenti. Lo saremmo invece al posto di Gasperini...

La conseguenza diretta del comunicato sono le dimissioni di Pioli che le annuncia con un altro comunicato: "A malincuore mi vedo costretto a dover lasciare, dimettendomi, poiché sono state messe in discussione le mie capacità professionali e soprattutto umane". Pioli è fatto così: educazione, sensibilità, rispetto e schiena dritta, questi sono i suoi valori. E del resto, come avrebbe fatto a presentarsi di fronte ai giocatori dopo le parole della società?

Il documento della Fiorentina, come abbiamo detto, è contro la Fiorentina, contro gli obiettivi che può ancora raggiungere. A meno che...A meno che quelle parole non svelino una volta di più il desiderio dei Della Valle di staccarsi da una creatura che non amano più e non da adesso. Ogni volta che mettono piede allo stadio vengono travolti dagli insulti. E se Andrea, il fratello minore, cova ancora un po’ di passione, Diego, il fratello maggiore, proprio no.

Non c’è un filo di autocritica in quel comunicato (redatto, vale la pena ricordarlo, dopo una riunione anche via-telefono, a cui hanno partecipato Cognigni, Corvino, Antognoni, Andrea e Diego Della Valle), si parla di una Società convinta di avere una squadra forte e composta da professionisti di ottima qualità. È la stessa società che, da Prandelli in poi, ha chiuso rovinosamente i rapporti con tutti i suoi allenatori, da Mihajlovic a Delio Rossi, da Montella a Paulo Sousa fino a Pioli. Sia chiaro, in più di una circostanza non ha colpe, ma questi sono i fatti. Fatti che spingono a pensare che la voglia dei Della Valle di lasciare la Fiorentina sia sempre più forte.