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Mancavano tutti gli interpreti titolari del reparto, d'accordo, e la differenza a livello qualitativo sarebbe stata comunque enorme. Siamo sicuri che, se avessimo iniziato la partita contro l'Argentina con Berardi-Immobile-Insigne invece che con Bernardeschi-Belotti-Raspadori, l'esito del confronto col terzetto formato da Di Maria, Lautaro Martinez e Leo Messi sarebbe stato meno impietoso? Impossibile rispondere, perché nel calcio 2+2 non sempre fa 4 ma la penosa esibizione dei campioni d'Europa al cospetto della regina del Sudamerica ci porta a pensare che la realtà non sia troppo distante. Una forzatura, certo, perché con l'Albiceleste i giocatori di Mancini hanno perso ogni tipo di duello individuale e in ogni zona del campo, ma che la cartina di tornasole della nostra crisi risieda in un reparto offensivo non all'altezza delle big mondiali è abbastanza vero.

MANCA QUALITA' - A Wembley mancava Immobile, irresistibile e inarrestabile nella nostra Serie A da 4-5 stagioni a questa parte ma incapace di riproporsi a certi livelli in ambito internazionale, e la staffetta tra il capitano (uscente?) del Torino e Gianluca Scamacca - bomber del futuro oggetto delle sirene del mercato - ha prodotto risultati sconfortanti. Il termometro di come il nostro calcio fatichi a reggere il passo e i valori di quanto avviene fuori dai nostri confini. La vittoria dell'Europeo dello scorso anno era arrivato in fondo riuscendo a mascherare, con un impianto di gioco e uno sforzo collettivo superiore alla media, dei limiti che ci portiamo dietro da diverso tempo. I nostri migliori interpreti non sono spesso portatori di quelle qualità tecniche e di quell'esperienza necessaria per imporsi da protagonisti al cospetto delle grandi avversarie in Europa e nel mondo. E i segnali che arrivano da calciomercato confermano questa pericolosa tendenza...
SENZA MERCATO - Belotti è arrivato a poche settimane dall'esaurimento della sua esperienza al Torino, salvo clamorosi colpi di scena, e ad oggi all'orizzonte non si sono palesate quelle proposte e quelle opportunità che rappresentino alla soglia dei 30 anni un effettivo salto di qualità. L'ipotesi del trasferimento in una grande piazza sembra appartenere ai ricordi e ai rimpianti del passato, le realtà più concrete guardano alla Fiorentina o al neopromosso Monza. Immobile ha deciso nel tempo di divenire un simbolo della Lazio del presente e del futuro, anche perché le sue chance di sfondare fuori dall'Italia e in due piazze come Dortmund e Siviglia non sono state colte a dovere. Scamacca, infine, resta ad oggi un progetto di giocatore capace di imporsi in una grande piazza ma ancora acerbo - tatticamente e caratterialmente - per arrivare a valere i 35-40 milioni di euro che il Sassuolo spera di incamerare dalla sua eventuale partenza. Di squadre all'orizzonte disposte a sostenere un investimento di questa entità per ora non se ne vedono e un motivo ci sarà.