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“Purtroppo quando ci sono certe partite bisogna molto spesso non rispettare i gradi di importanza delle componenti della squadra. Se qualcuno arriva in ritardo e quindi non ha avuto una preparazione adeguata forse deve lasciar posto a qualcun altro che ha fatto tutta la preparazione fin dall'inizio del ritiro. Siamo tutti uomini coinvolti umanamente, lasciar fuori dei giocatori ci pesa da un punto di vista etico. Credo sia questa una logica di spiegazione del perché certe volte capitino degli errori”. Firmato Aurelio De Laurentiis. Destinatario Carlo Ancelotti. La prima punzecchiatura presidenziale all'uomo scelto per cancellare l'ombra di Sarri è arrivata, dopo una prima stagione di serena convivenza e dopo un mercato estivo col quale il Napoli ha lanciato la sua candidatura in chiave scudetto.

ESAME FALLITO - Uno sfogo, pacato nei modi, ma quanto mai eloquente nei contenuti: la sfida con la Juventus, ancorché arrivata alla seconda giornata, rappresentava un primo test sulla tenuta, soprattutto mentale, di una squadra che non vuole e non può nascondersi. Che ha tenuto i suoi migliori elementi, ha aggiunto giocatori del calibro di Manolas, Lozano e Llorente e due giovani di prospettiva come Di Lorenzo ed Elmas, guidata da un allenatore con un palmares che parla da solo. Eppure, l'esito del primo esame stagionale è stato impietoso, soltanto mascherato dall'andamento folle della partita e dalla rimonta di tre gol nel secondo tempo. Lo stesso Ancelotti ha rimarcato la negatività dell'approccio per almeno un'ora, De Laurentiis ci ha tenuto a ricordarlo a distanza di 10 giorni. Se la scelta della tempistica è apprezzabile, perché ha evitato di rincarare la dose dopo una delusione cocente, uno sguardo al passato evoca sinistri precedenti.

SINISTRO PRECEDENTE - Dopo la sconfitta nell'andata degli ottavi di finale di Champions League di due anni fa per mano del Real Madrid, il presidente sbottò nei confronti di Maurizio Sarri, aprendo una prima significativa crepa nel rapporto tra i due, conclusosi una stagione più tardi in maniera tutt'altro che amichevole. “Posso non condividere alcune scelte fatte ma me lo tengo per me. Il problema è che si dovevano trovare delle alternative prima della Champions. Si cerca sempre di difendere le loro posizioni, mentre va difesa solo la posizione della società. È fondamentale capire se posso contare sul quel giocatore o no, invece così alcuni giocatori non giocano mai e io non potrò capire se ho sbagliato o meno a investire quelle cifre”. Passano gli anni, passano i giocatori e persino gli allenatori, ma De Laurentiis non cambia: alla fine, la tentazione di entrare nelle scelte tecniche, di ergersi sullo stesso piano del suo allenatore, è troppo forte. E in una società che ambisce alla vetta, che vuole sedersi al tavolo delle grandi, questo non è possibile. Ognuno deve rispettare il proprio ruolo, senza invasioni di campo che rischiano di sfaldare un gruppo di lavoro invece che motivarlo.

Anche se Ancelotti ha avuto quasi tutto quello che ha chiesto dal mercato e ha ancora più il dovere di provare a spodestare la Juventus. Un film già visto dalle parti di Napoli, con Reja, Mazzarri e Benitez prima degli altri.