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Liberi tutti. E' questo il segnale che il calcio italiano sembra voler dare, d'ora in avanti, a proposito dei cori razzisti e di qualsiasi forma di discriminazione espressi all'interno di uno stadio. E la FIGC, che a parole promuove la lotta contro le diversità e a favore dell'inclusione, si fa carico di questa pesante responsabilità: perché a Cagliari come a Verona, oltre agli arbitri e ai suoi assistenti, anche gli ispettori federali non hanno sentito nulla o, peggio, non hanno ritenuto i “buuu” come razzisti, in quanto mischiati a urla e fischi. Si arriva a negare l'evidenza perché evidentemente non si vuole affrontare seriamente il problema, sperando che sia qualcun altro a risolverlo.

L'ALTERNO GRAVINA - Il presidente Gravina da mesi promette di voler mettere mano alla normativa per avere margini di intervento maggiori, ma da politico consumato (del calcio) alle parole raramente seguono i fatti. Sbaglio o avevamo sentito esprimere concetti di questi tipo dopo i fatti di Inter-Napoli del dicembre 2018 o il famigerato Milan-Lazio di Coppa Italia dello scorso aprile, quando gli ultras biancocelesti non si risparmiarono nei confronti dei milanisti Kessie e Bakayoko, rei di aver irriso Acerbi sventolando la sua maglia dopo la partita di campionato disputata pochi giorni prima? In quel frangente, fu ferma la condanna di Gravina nei confronti del comportamento irrispettoso dei rossoneri, arrivando ad auspicare una sanzione. Salvo poi tornare a tacere quando la “vendetta” dei supporters laziali si consumò con l'esibizione di banane gonfiabili e cori ad hoc per Bakayoko.

IL SILENZIO - Zitto allora, zitto anche in questi giorni, in cui nessun rappresentante delle istituzioni calcistiche e sportive ha pensato bene di prendere posizione sul trattamento riservato al “Bentegodi” di Verona a Kessie e nemmeno di stigmatizzare il comunicato negazionista dell'Hellas. Tutti muti, tutti girati dall'altra parte, perché finché arbitri e ispettori non segnalano nulla va tutto bene. Perché conviene così, perché è meglio aspettare che sia qualcun altro a prendere posizione e trovare la soluzione. Sì, ma chi?