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Non si tratta di difendere interessi di bottega o portare avanti le ragioni di un sistema di cui facciamo parte. Quanto è avvenuto negli ultimi mesi e si sta verificando anche in queste ore a proposito della riapertura degli stadi conferma una volta di più l'atteggiamento incomprensibilmente ostile delle istituzioni politiche nei confronti del mondo del calcio. E il tentativo di mettere una toppa, col "filosofico" via libera alla riapertura degli impianti per un massimo di 1000 spettatori dopo l'ok arrivato per semifinali e finale del Master 1000 di tennis a Roma, è peggio pure del buco.  

A MACCHIA DI LEOPARDO - Lasciando carta più o meno bianca ai governatori delle Regioni, già in questa prima giornata di campionato si rischia una surreale situazione a macchia di leopardo, con alcune squadre che potranno aprire i battenti dei rispettivi stadi e altre che continueranno a giocare a porte chiuse. E una Juve prima supportata e poi "scaricata" dal Piemonte, su pressione del governo secondo le più maligne interpretazioni. Tutto questo senza che, da parte dei presidenti dei club di Serie A - nonostante i pruriti di De Laurentiis - arrivassero particolari pressioni in questa direzione, anzi. Non più tardi di qualche giorno fa, il presidente della Federcalcio Gravina ribadiva l'assoluta condivisione dell'idea di dare la precedenza alla riapertura delle scuole prima di concentrarsi sulle esigenze del calcio. Ricevendo in risposta anche un "no" secco a proposito dell'allentamento delle misure sui tamponi. Alla faccia della buona volontà.
DISCOTECHE SI' E STADI NO? - Nessuno chiede corsie preferenziali al calcio, fin dall'inizio su calciomercato.com abbiamo evidenziato la straordinaria importanza di far tornare i nostri ragazzi nelle scuole per ricreare una sensazione di normalità e di ripartenza dell'Italia dopo i durissimi mesi del lockdown. Per questa stessa ragione, non si comprende perché per settori industriali per l'economia del Paese come quello del turismo, della ristorazione e dell'intrattenimento sia stato ritenuto fondamentale allargare le maglie, incorrendo in clamorosi errori di valutazione che hanno poi portato a una graduale risalita dei contagi. Il calcio, terza industria nazionale con un fatturato di 5 miliardi di euro all'anno e diverse centinaia di migliaia di persone interessate (non stiamo parlando dei giocatori e degli allenatori più pagati), viene invece snobbato guardato con continuo sospetto. Dimenticando che, per la sua conformazione (accessi multipli, presenza degli steward e disponibilità degli spazi), gli stadi sono in grado di garantire con più facilità il rispetto del protocollo sanitario contro il Covid. Con l'auspicio che il test delle scuole si riveli positivo, ci risentiamo ad ottobre, quando un nuovo DPCM aprirà verosimilmente e definitivamente gli impianti per tutti.