Ci risiamo. Il Milan perde una partita che avrebbe potuto rappresentare un esame di laurea per misurarne la tenuta al cospetto di un avversario di spessore e per comprendere le sue reali ambizioni. Come a Napoli, dove dopo un'ora ben condotta, la squadra di Gattuso si è squagliata. O come dopo un ciclo di partite che avrebbe portato al derby e che sulla carta avrebbe dovuto portare in dote un bottino pieno o quasi: contro Cagliari, Atalanta ed Empoli invece i rossoneri hanno fatto soltanto il carico di rimpianti, prima di inanellare due vittorie di fila contro Sassuolo e Chievo che avevano riportato un po' di sereno. Ma la sfida contro l'Inter ha parlato chiarissimo, denunciando una volta di più i veri limiti di questo gruppo.

POCA QUALITA' - Mentre infuria di nuovo la polemica sulle scelte di Gattuso e sul suo valore come allenatore, noi preferiremmo porre l'accento sulla qualità complessiva del suo organico, sulla materia prima a disposizione messa a disposizione per costruire qualcosa di importante. Restiamo dell'idea che il Milan attuale sia certamente inferiore a Juventus, Napoli e la stessa Inter e che possa provare a giocarsela a Roma e Lazio, pur non potendo vantare una rosa di qualità eccelsa. Troppi calciatori di medio livello incapaci di fare il salto di qualità e fra questi, pur possedendo doti potenzialmente superiori, rientra da qualche settimana a questa parte anche Alessio Romagnoli. Un derby giocato senza particolari esitazioni fino al 92°, quando una sua uscita troppo anticipata su Vecino ha finito per spalancare la strada al cross dell'uruguaiano e a lasciare sguarnita un'area in cui Donnarumma e Musacchio hanno completato il pasticcio spianando la strada a Icardi.
INESPERTO - Un dettaglio, una macchia in una prova complessivamente dignitosa che però pesa enormemente nell'economia del risultato finale. E quest'anno gli episodi iniziano a essere parecchi, dal movimento sbagliato a Cagliari che ha favorito la conclusione di Pavoletti poi ribadita in rete da Joao Pedro, passando per la "frittata" di Empoli e la mancata chiamata della marcatura di Zapata nella circostanza del gol dell'Olympiacos in Europa League. Sbavature tipiche di un giocatore ancora non sufficientemente esperto per guidare un intero reparto difensivo in una squadra come il Milan. Perchè un conto è farlo con un giocatore carismatico ma soprattutto del valore di Bonucci, un altro è con Musacchio, altro difensore spesso soggetto a quelle pause mentali che possono costarti punti e partite. Pensare che assegnarli la fascia di capitano potesse apportare da sola quel pizzico di malizia che non guasta mai o che l'acquisto di Caldara possa risolvere tutti i problemi è oggi pura utopia. A questo Milan manca qualità e sostanza, un messaggio da recapitare direttamente a chi deve occuparsi della costruzione di questa squadra.