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Un compromesso per andare avanti insieme. Sì, ma per quanto? Rimangono avvolti nel mistero contenuti e  risvolti del vertice di crisi andato in scena martedì tra l'allenatore dell'Inter Antonio Conte e i massimi rappresentanti della dirigenza. Bocche cucite da parte di tutti, un comunicato piuttosto freddo per confermare la permanenza dell'allenatore come da contratto, ma nessun commento dei protagonisti a suggellare quella che, più che una pace, appare come una tregua. In assenza di alternative e per il bene di tutti. Che avrà i suoi riflessi su un mercato che si cercherà di modellare maggiormente secondo le richieste di Conte.

VINCERE SUBITO - Le conseguenze economiche della pandemia hanno costretto a rivedere qualche piano (Tonali?) e a riporre nel cassetto alcuni sogni (Kanté), per fare spazio alla concretezza e alla solidità richieste dal tecnico nerazzurro per annullare completamente la distanza che rimane con le big ed effettuare - almeno in ambito nazionale - il sorpasso necessario per vincere da subito. Dunque niente più intriganti scommesse su giovani talenti destinati a pagare, anche economicamente, sul medio-lungo periodo, dentro giocatori con la carta d'identità un po' ingiallita e ingaggi importanti, ma elementi ideali per portare immediatamente leadership ed esperienza nel gestire i momenti clou di una stagione. Si spiegano così le accelerazioni per Kolarov e Vidal e il gradimento mai nascosto per profili alla Dzeko e Giroud per completare il reparto d'attacco.
TREGUA ARMATA - Uomini da "instant team", per vincere e lasciare un impatto sin da subito, senza preoccuparsi di quello che sarà dopo. Di giocatori che sarà impossibile rivendere in futuro e che impatteranno in maniera significativa sul bilancio, a livello di monte stipendi.  Pur di non rompere in maniera traumatica con Conte e trovarsi magari al centro di un terremoto legale per risolvere l'accordo in essere, in un periodo particolarmente tormentato dal punto di vista finanziario l'Inter ha deciso di sacrificare il proprio modello gestionale e la propria pianificazione in nome della ragion di Stato e di una "pax" dai contorni davvero misteriosi. Tanto da sembrare più una tregua, forse anche armata.