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L'intervento che ha nuovamente sbloccato la cessione della Sampdoria ha un nome e un cognome ben precisi. Sono quelli di Edoardo Garrone, ex presidente blucerchiato chiamato in causa recentemente dai vecchi Ultras. Una presa di coscienza dell'ex numero uno di Corte Lambruschini, preoccupato del futuro societario e del possibile coinvolgimento doriano nei problemi extra calcistici di Ferrero, avrebbe fatto il resto.

Secondo l'edizione genovese de La Repubblica varie fonti slegate ed indipendenti tra loro avrebbero confermato il coinvolgimento di Garrone. La prima offerta del gruppo Vialli infatti era strutturata con pagamenti dilazionati nel tempo. Si trattava di 45 milioni cash più 12,5 legati alla vendita di Andersen e Praet, più 10 provenienti dalle precedenti cessioni (quella di Muriel, già concretizzatasi su cui la Samp vantava un 20%, e il 10% di Fernandes che dovrebbe andare allo United) più ulteriori 10 milioni legati ai piazzamenti nei prossimi due anni (almeno tredicesimo nella prossima stagione, e salvezza quella dopo). Il metodo di pagamento non piaceva a Ferrero, e ciò aveva portato alla rottura. Ed è qui che sarebbe diventato cruciale il ruolo del presidente di Erg.
Garrone avrebbe garantito tramite un meccanismo bancario circa venti milioni, che rientrerebbero subito nella disponibilità di Ferrero. Sarebbe proprio questa la cifra che ha riaperto la trattativa, anche perchè Garrone si sarebbe impegnato a restituire questo importo agli acquirenti in caso non si verificassero le condizioni precedenti. In sostanza, si tratterebbe di un metodo per permettere a Ferrero di avere la disponibilità immediata della parte 'cash', assicurando agli investitori un'esposizione minore.

L'offerta complessiva, 80 milioni più i 35 di debiti virtuosi, dovrebbe pervenire in settimana e si tratterà di una proposta non negoziabile, perchè i nuovi proprietari vogliono legittimamente iniziare a manovrare in prima persona.