Toccare le vette del pallone nostrano, arrivando a militare nei due club più blasonati d'Italia come Juventus e Inter e a raggiungere la Nazionale azzurra da protagonisti è un lusso per pochi: tra quei pochi c'è sicuramente Jonathan Binotto da Montebelluna, comune veneto della provincia di Treviso, centrocampista esterno che senza mai eccellere e sbocciare definitivamente ha comunque realizzato una carriera da far invidia ai migliori.

LA PRIMAVERA NELLA JUVE E GLI ESORDI DA ENFANT PRODIGE - Nato nel 1975, Binotto cresce calcisticamente nel settore giovanile della Juventus, che viene rapita dalla velocità e dall'energia del giovane tanto da prelevarlo dalla squadra di casa, la Pasianese, a soli 16 anni. In bianconero vince un Torneo di Viareggio e un campionato. A 19 esordisce in Serie B, con la maglia dell'Ascoli, tanto da guadagnarsi i galloni di enfant prodige con 4 reti realizzate nel primo anno di carriera. La Juve crede in lui e continua a fargli fare esperienza tramite i prestiti in cadetteria, prima al Cesena, dove Binotto mette a segno sei reti in una stagione, poi al Verona, dove arriva addirittura a 6. 

IL BOLOGNA DI MAZZONE E SIGNORI, LO SCAMBIO CON MACELLARI - La splendida annata gli vale la chiamata del blasonato Bologna "europeo" di Carlo Mazzone e Giuseppe Signori, che lo acquista dalla Juve: in rossoblù rimane per tre stagioni, le migliori della sua carriera, seppur contraddistinte dai problemi fisici che lo tormenteranno lungo tutto il corso della sua vita. Tanto che, dopo 62 presenze e 4 reti realizzate in tre anni, è addirittura l'Inter a puntare su di lui, acquistandolo con uno scambio alla pari con il terzino Fabio Macellari.

IL TERRIBILE INFORTUNIO ALL'INTER E I PRESTITI - Ma la sfortuna non smette di perseguitare Binotto: durante la preparazione estiva con i nerazzurri subisce un grave infortunio dal quale non si riprenderà mai totalmente, mettendo a serio repentaglio la propria carriera. Con la maglia dell'Inter non riuscirà mai a giocare nemmeno una partita ufficiale, peregrinando tra i prestiti al Chievo, al Brescia e al Como, unica piazza dove riesce a giocare con continuità.
DALLA NAZIONALE AI DILETTANTI: RITIRO A 31 ANNI - La passione per il calcio è ormai compromessa dai dolori fisici: assurdo, per un calciatore che ha fatto parte dei 22 convocati da Cesare Maldini per il torneo olimpico di Atlanta 1996 e nel 1998 viene convocato per due partite con la nazionale maggiore. Nemmeno il ritorno all'adorato Bologna gli offre la panacea desiderata: è costretto a scendere di categoria, giocando prima nella Pistoiese in C, poi nella Triestina in B e infine chiudendo la carriera nel Casalecchio 1921, tra i dilettanti, salvo ritirarsi a soli 31 anni, martoriato dagli infortuni. 

BINOTTO OGGI: ALLENATORE, DS E PROCURATORE - Si dedica dunque alla carriera di allenatore: prima diventa tecnico del Sasso Marconi, nel campionato di Eccellenza dell'Emilia-Romagna, successivamente allena la squadra dei Giovanissimi Nazionali Professionisti della SPAL per due campionati, per poi passare alla guida dei pari categoria del Bologna. Dal 2018 allena il Casalecchio 1921, squadra di calcio del comune di Casalecchio di Reno che milita attualmente in Promozione e nella quale ha chiuso la carriera. Attualmente vive ancora a Bologna: "Possiedo il patentino Uefa A per allenare, il patentino da direttore sportivo e quello da osservatore. Ho fatto queste scelte per un motivo preciso, valutare la figura dell'allenatore da più punti di vista. Io voglio stare in panchina solo che purtroppo non avendo trovato squadra in questi anni sono tornato a scuola. Ho voluto vedere cosa ne pensa il direttore sportivo di un allenatore, che occhio ha l'osservatore quando presenzia agli allenamenti di una squadra: insomma ho deciso di crescere e documentarmi quanto più possibile riguardo la figura dell'allenatore". Insomma, Binotto non ha voluto lasciare nulla al caso: allenatore, ds e procuratore, per recuperare il tempo perso a causa della sfortuna quando era calciatore. 

@AleDigio89