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Brutto da vedere, a volte goffo, decisamente sovrappeso per giocare a calcio. Dipendente dalla cocaina, malato di depressione, incapace di farsi conoscere nella sua breve parentesi italiana all'Ancona. Ma, senza dubbio, uno degli attaccanti più forti e più prolifici dell'intero globo, negli anni che vanno dal 1996 al 2003. Chi mastica un pochino di calcio avrà già capito di chi stiamo parlando: Mario Jardel, bomber brasiliano con il male di vivere approdato in Italia dopo aver battuto tutti i record in Portogallo. 125 reti in 130 partite in quattro anni al Porto, 22 gol in 24 partite nella parentesi turca al Galatasaray, poi il ritorno in pompa magna in Portogallo, questa volta allo Sporting Lisbona, dove vince classifica marcatori e Scarpa d'oro. Ma andiamo con ordine.

DUE STAGIONI, OTTO TROFEI - Mario Jardel Almeida Ribeiro nasce il 18 Settembre del 1973 a Fortaleza. Fisico imponente, non da brasiliano (è alto 1,88 m), tecnica non eccelsa ma un fiuto per il gol che lo caratterizza subito in patria. Cresce nelle giovanili del Feroviario e nel 1993 fa la sua prima comparsa nel calcio professionistico, nel glorioso Vasco Da Gama: prima stagione non male, con 3 gol in 15 presenze e la vittoria di 2 Campionati Carioca, 1 Taca Rio e 1 Taca Guanabara. Successivamente il ragazzo viene ceduto al Gremio: è qui che Jardel inizia a buttarla dentro con regolarità. Una stagione, 10 reti in 13 presenze, e incetta di trofei: 2 Campionati Gaucho ma, soprattutto, la Copa Libertadores, della quale sarà il capocannoniere, e la Recopa Sudamericana. In America del Sud sono bastati due anni per conquistare tutto: ora è il momento di sbarcare in Europa, nel calcio che conta.

OPORTO DORATA - Ad aggiudicarselo sono i portoghesi del Porto, del quale Jardel diventa presto un terminale implacabile. Il brasiliano viene eletto idolo delle folle, è un attaccantye completo, di quelli che non lasciano scampo alle difese avversarie. Non solo nella Liga portoghese, ma anche in Champions Legue. In Portogallo la punta brasiliana diventa presto di casa. Dal 1996 al 2000 trascorrono quattro anni fantastici, per lui e per la squadra: nelle 4 stagioni in Portogallo, Jardel vince sempre la classifica dei cannonieri e nel 1999 vince anche la Scarpa d’Oro come miglior marcatore d’Europa, arrivando secondo dopo Phillips la stagione seguente. Ok, buone individualità, ma la squadra? Tre campionati (1996-1997, 1997-1998 e 1998-1999) e le rispettive tre Supercoppe di Portogallo, oltre che 2 Coppe di Portogallo.

COSE TURCHE - Tutti vedono quello che sta combinando Jardel in Portogallo, tutti vorrebbero prenderlo, ma nessuno lo fa: i top club europei sono spaventati, intimoriti da quel carioca atipico, che fa sì sfaceli, ma in un campionato allora ancora considerato inferiore ai top europei. Per questo motivo ad acquistarlo sarà il Galatasaray: pur dovendo saltare una parte di stagione per via di un infortunio, Jardel realizza 22 gol in 24 partite di campionato, vince la Coppa di Turchia e la Supercoppa UEFA, con tanto di doppietta decisiva al Real Madrid e la classifica cannonieri della Champions League. Ma il Portogallo era vita: a fine stagione, spinto dalla saudade, torna in terra lusitana, questa volta nello Sporting Lisbona.
DALLA CIMA AL FONDO - Jardel nella capitale portoghese disputa tre stagioni. Lo Sporting vince il Campionato e la Coppa di Portogallo nel 2002, mentre Jardel si afferma per la seconda volta come Scarpa D’Oro nello stesso anno e vince il titolo di capocannoniere, oltre che quello di miglior giocatore del campionato. Sembra una storia bellissima, ricca di trionfi, destinata solo a migliorare: in realtà è l'inizio della fine. Il nemico? Il più grande, la cocaina. A causa di cattive amicizie, della fine del rapporto con la moglie e della depressione, dovuta alla morte del padre e ai problemi di alcolismo della madre, il brasiliano comincia a sniffare. All'inizio sembra non risentirne, ma nella terza stagione allo Sporting la media gol di Jardel cala drasticamente. Il club della capitale decide di cederlo: l'attaccante ancora non sa che è la fine della sua carriera. Le sfortunate esperienze in Inghilterra, al Bolton, e in Italia, ad Ancona, ci mostrano uno Jardel ormai appesantito, bolso, lento e lontano parente di quel bomber che aveva fatto ammattire le difese di mezza Europa. Da ricordare un episodio italiano: nel giorno della sua presentazione con i marchigiani, va sotto la curva a palleggiare per prendersi gli applausi, ma la sua performance farà scaturire solo fischi e insulti, perché il brasiliano si era presentato in realtà sotto il settore ospiti occupato dai tifosi del Perugia. Dal 2004 al 2012, Jardel cambierà ben 13 compagini (tra cui Newell’s Old Boys, Goias, Beira Mar e Flamengo) senza mai lasciare il segno: nel 2008 però arriva almeno il suo coming out, in un'intervista televisiva in Brasile.

MARIO JARDEL OGGI - Attualmente, dopo anni drammatici in preda alla dipendenza, l’ex fuoriclasse del Porto sta finalmente cercando di disintossicarsi: "Vado dallo psichiatra una volta a settimana, frequento la Chiesa, sono evangelico e prendo medicine, anche se sto cercando di farne sempre meno uso. E’ una lotta quotidiana, ma ce la farò“. Noi ci crediamo bomber: stavolta la battaglia è più dura di gonfiare una rete, ma con la stessa dedizione e volontà, il risultato non può che tornare ad essere un gol.