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Diego Tristan Herrera incarna l'ideale del bomber, ma non quello a cui ci ha abituato Christian Vieri, tutto conquiste, lustrini e paillettes: lo spagnolo è un bomber triste, malinconico, quasi gozzaniano, per chi conosce un pochino la letteratura di inizio '900. L'attaccante di paese che si affaccia alla ribalta internazionale, prima di tornare nell'anonimato e nella mestizia: destinato a grandi cose, ha disputato una carriera al limite dell'anonimo, transitando anche per l'Italia.

GOL A RAFFICA NEL SUPER DEPOR - Nato a La Algaba, in Andalusia, nel 1976, cresce con la palla tra i piedi: non è un fenomeno, ma il fisico possente (186 cm x 79 kg) e la capacità di buttarla dentro con regolarità gli consentono di diventare calciatore professionista. Prima il Betis Siviglia B, poi il Maiorca B prima dell'exploit nella prima squadra delle Baleari, con 18 reti al debutto nella Liga. Numeri importanti, che gli valgono la chiamata del Deportivo La Coruna di Javier Irureta, ai tempi uno dei principali club del campionato spagnolo. Tristan segna a raffica, nelle sue stagioni in Galizia: 23 reti nella prima, 32 nella seconda, 19 nella terza, 13 nella quarta. Un calo vistoso, che testimonia anche la poca continuità della punta andalusa: pochi sono anche i trofei, con due Coppe di Spagna, una Coppa del Re e un titolo di Pichichi. 

LA REMUNTADA AL MILAN E L'INIZIO DEL DECLINO - Nel mezzo però l'esperienza in Champions League, dove con compagni del calibro di Pandiani, Luque e Valeron riesce ad approdare fino alle semifinali del torneo, nella stagione 2003/2004, compiendo un'incredibile rimonta contro il Milan di Ancelotti: dopo la sconfitta di San Siro per 4-1, arriva un impressionante 4-0 al Riazor, che qualifica la squadra galiziana, poi eliminata dal Porto di Mourinho. Tristan gioca solo nel match di andata, assistendo dalla panchina alla remuntada dei compagni. E' il canto del cigno della sua avventura con il Super Depor, che termina nel 2006. Tristan torna al Maiorca per ripercorrere i fasti di inizio carriera, ma la luce si è spenta: 13 presenze, 0 reti, che lo spingono a cambiare nuovamente aria, e a trasferirsi in Italia. 

LIVORNO E LONDRA, CHE AMAREZZE - Accetta infatti la chiamata del Livorno di Aldo Spinelli, presidente focoso e passionale: ai tempi gli amaranto navigavano in acque tranquille in Serie A, riuscendo a centrare anche una partecipazione alla Coppa Uefa. Dopo la cessione di Cristiano Lucarelli in Ucraina, allo Shakhtar Donetsk, serviva un attaccante in cerca di rivincita, in grado di non fare rimpiangere la bandiera amaranto, e la scelta cadde proprio sullo spagnolo. Le cose vanno però malissimo: il Livorno retrocede in Serie B e Tristan segna solo una rete, contro la Roma, prima di salutare dopo soli sei mesi di permanenza. Rimasto senza ingaggio, firma poi con il West Ham, dove la situazione non cambia: pochissima forma fisica, tanta panchina e solo 3 gol in 14 partite. Tristan, nel frattempo imbolsito e intristito, decide di chiudere la carriera in patria, nel Cadice, vicino a casa: 25 presenze e 6 gol il primo, 24 partite e 5 reti il secondo, prima dell'addio definitivo al mondo del pallone, a 34 primavere. Una chiusura mesta, per un attaccante capace di giocare anche un Mondiale con la Spagna (15 presenze e 4 reti con le Furie Rosse), un saluto triste.

DIEGO OGGI, TRISTE E BOLSO - Negli ultimi giorni il suo nome è tornato alla ribalta, dopo qualche anno di anonimato: già, perchè Diego si è manifestato al pubblico, ma in pochi lo hanno riconosciuto. Uno degli attaccanti più desiderati d'Europa, un tempo, mostra chiaramente i segni del tempo: a 40 anni, sei anni dopo il ritiro, Tristan è tornato in campo per un'amichevole tra vecchie glorie del calcio andaluso, a La Algaba. Il fisico sfoggiato ha però impressionato tutti coloro che lo hanno visto: ingrassato e appesantito, l'ex Pichichi oggi è diventato oggetto di scherno da parte del web che si occupa di pallone. Un triste declino, per l'ormai triste Tristan.

@AleDigio89