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Come era ampiamente prevedibile i “fatti di Napoli” stanno trovando una puntuale replica in altre città italiane. Ieri da Torino a Milano e da Roma a Trieste e Lecce le notti sono state illuminate dalle fiamme dei cassonetti dati al rogo, ammorbate dai fumogeni e dalle bombe carta mentre il silenzio veniva violato dal frastuono di vetrine fatte a pezzi, dalle urla dei manifestanti e dalle sirene delle auto di polizia e carabinieri. Scene di guerriglia urbana che speravamo mai più di vedere e che, invece, sono tornate tristemente di stretta attualità.

Lo slogan era per tutti lo stesso: “Libertà”. Una parola sacra che stava bene sulle labbra di coloro i quali erano scesi in piazza per rivendicare il loro diritto a morire magari e forse di Covid, ma certamente non di fame. Ristoratori, pizzaioli, baristi, taxisti, gestori di palestre e di cinema o teatri, ma soprattutto i lavoratori dipendenti di queste attività siano regolari che a chiamata. Con loro gli ultimi. Il popolo delle periferie che possiede pochissimo e che ora rischia seriamente di avere più nulla. Una nuvola nera di ira e di disperazione comunque non violenta nei cieli sopra le metropoli.
Poi, all’improvviso e come dal nulla, ai cortei pacifici di coloro i quali temono di venir ridotti alla fame e all’indigenza si sono sovrapposti inquietanti personaggi, perlopiù giovani, con il volto nascosto dalle sciarpe e con in mano bastoni, catene, bottiglie colme di benzina e con lo stoppino da accendere. Vestiti di nero o in tenuta da guerriglia urbana anche loro si sono messi a urlare la parola “libertà” che però usciva da quelle bocche come una vergognosa beffa verso quelli che avevano sul serio il pieno diritto di pronunciarla. Black bloc, neo nazisti, anarco fascisti dei centri sociali, gli stessi ultra del calcio che già erano stati il motore per il Movimento dei Forconi. Per loro l’unica libertà era quella di ingaggiare battaglia con le forze dell’ordine, sfasciare tutto e rubare. Delinquenti e criminali allo stato puro.

A Torino specialmente queste bande organizzate e forse e manovrate da menti eversive e anti democratiche hanno portato devastazione, causato danni e feriti. Significativo ed emblematico l’assalto che una ventina di costoro hanno dato al negozio di Gucci nel centro della città. Non solo hanno spaccato tutte le vetrine ma poi sono entrati nei locali, hanno arraffato tutto ciò che potevano e una volta usciti si sono spartiti il bottino prima di dileguarsi e scomparire nel buio della notte. Ecco la loro libertà. Ecco chi sono quelli che cavalcano la reale disperazione di tutti quegli onesti che scendono in piazza chiedendo soltanto di poter continuare a lavorare anziché di vivere con misera sussistenza. Ecco perché questa gentaglia va fermata. Subito. Le dittature nel mondo nascono anche così. Giocando vigliaccamente sul dolore della brava gente.