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“Gioca in una posizione in cui non rende. Non è un attaccante, fatica spalle alla porta. Ha bisogno della linea, sulla fascia diventa devastante”. Il parere del commissario tecnico Roberto Mancini in merito al ruolo di Federico Chiesa emerge a chiare lettere la mattina del 18 gennaio su La Gazzetta dello Sport. Il tecnico della Nazionale, evidentemente dispiaciuto per il digiuno della giovane ala, si esprime così, con un giudizio assoluto sul giocatore (“Non è un attaccante”). Ma la sera dello stesso giorno, il nuovo allenatore della Fiorentina, Beppe Iachini, se ne frega come Achille Lauro e conferma contro il Napoli di Gattuso il suo amato 3-5-2. Vince 2-0 al San Paolo. Gran prestazione dei viola e gol di Chiesa da attaccante. Così si è sbloccato Federico (non timbrava in campionato dal 27 ottobre). La cura del Cagnaccio è durata meno di tre partite, ma questo, ovviamente, non farà cambiare idea al Mancio in ottica Euro 2020. I due allenatori partono infatti da sistemi di gioco eterogenei, nei quali Chiesa è chiamato ad agire su porzioni di campo diverse: esterno nel 4-3-3 di Mancini, seconda punta nel 3-5-2 di Iachini. Dunque se per Mancini no, per Iachini invece Chiesa è proprio un attaccante. A complicare ulteriormente le cose, butterei nel calderone del relativismo un dato semplice: con le reti recenti contro Atalanta e Sampdoria, Federico Chiesa ha già raggiunto quota 6 gol, che per chi non lo sapesse è il suo record in Serie A. E siamo solo a metà febbraio.     
 
CON MONTELLA – Quando ancora Montella era l’allenatore della Fiorentina, le cose funzionavano abbastanza bene con al fianco Ribery. Già da allora, Chiesa non giocava più esterno, bensì in una strana coppia col francese, supportati entrambi dalla presenza e dagli inserimenti del trequartista Castrovilli. Ricordate quel 3-4-1-2? La vittoria a Milano? Ecco l’assist di Chiesa per l’ex Bayern Monaco.



Era fondamentalmente un attacco senza centravanti, con il francese che ispirava i movimenti degli altri due. Ma già il gioco di Pioli, in precedenza, aveva avvicinato Chiesa alla porta (evidentemente non senza ragioni). Sicché è da un po’ di tempo che le corse del ragazzo sono ormai quelle di un attaccante. 



CON IACHINI – Iachini, dunque, ha spostato il trequartista Castrovilli a fare la mezzala sinistra, e ha avvicinato ancor di più le due punte. Quello che fa sempre: pensate addirittura a Berardi e Politano nel Sassuolo, quel Politano che per Conte non poteva fare la seconda punta... Parentesi, nel frattempo si era rotto Ribery, così a Iachini è arrivato Cutrone. Vlahovic pure ha cominciato a farsi notare per bene. Ed eccolo allora il gol di Chiesa contro il Napoli. Non tocca a lui attaccare il secondo palo sul cross della mezzala opposta.



Chiesa resta nel cuore dell’area per finalizzare, attendendo la sponda dell’altra mezzala, Benassi.



E con furbizia, dopo il primo controllo, Chiesa trova l’angolino lontano con un controtempo di punta.



NUMERI DA PAPU - Perché a Chiesa basta poco per vedere la porta. Questa è la sua qualità migliore. Il tiro, non il dribbling. O meglio, il tiro prima ancora che il dribbling (specialità in cui è diventato un po’ più leggibile di prima). Attualmente Chiesa ha gli stessi gol (6) e gli stessi tiri (in totale, in porta e fuori) del Papu Gomez: 50, 32, 18. Ma a differenza del campione argentino lui ha colpito anche 3 legni.
 
UN RUOLO PER TIRARE – Questo serve a Chiesa: un ruolo per tirare, per calciare in porta appena può. Come accadeva al padre, del resto. Qui sotto vediamo lo sviluppo offensivo della Fiorentina nell’azione del gol contro l’Atalanta. Lirola e Benassi, quinto e mezzala destra, lungo la corsia del fallo laterale. Dall’altra parte, sistematico, l’inserimento sul lato debole della mezzala opposta (Castrovilli). La prima punta Cutrone dentro l’area, mentre Chiesa… Chiesa ha più libertà.



Chiesa tanto fatica spalle alla porta (non può forse migliorare?) quanto è letale su questo tipo di respinte sbagliate dalla difesa avversaria. Ma dal centro è letale, mica in fascia. Così sul cross di Benassi, Palomino involontariamente gliela mette sui piedi di testa. Lui la intercetta di sinistro. 


E poi subito, con un tiro apparentemente stravagante la scarica perfettamente e imparabilmente sul primo palo, sorprendendo Gollini. La dote è questa.



L' ULTIMA PERLA - Più o meno ricevendo palla nella stessa posizione ha segnato anche contro la Samp, nell’ultima giornata. Stavolta però era un passaggio di un compagno, non un intercetto. Complice l’errore di Bereszynski, Chiesa ha saputo e potuto girarsi per scaricare il solito destro preciso e potente. Vediamo. 



Qui è fondamentale, dopo il passaggio, l’inserimento senza palla di Lirola, che prima preoccupa e poi porta via Tonelli. Bereszynski però perché arretra? Se Chiesa è quel giocatore che ha bisogno della linea (come sostiene Mancini), qui va aggredito prima che si giri verso la porta. Solo così puoi metterlo in difficoltà, non arretrando. 



Chiesa finta di chiudere per Lirola e se la porta quasi sul sinistro. Guardate la distanza esagerata tra Bereszynski e l’attaccante di Iachini. Può fare quello che vuole uno con quel tiro.



E infatti Chiesa se la riporta sul destro, dove Lirola ha ormai sfondato la difesa. Ha spazio per calciare il suo calcio, Chiesa?



Ma certamente: anche se in caduta non importa, Chiesa da lì fa male sempre.