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Bastava guardarli in faccia per capire. Stefano Pioli abbassa gli occhi quando parla al microfono, patron Campedelli passeggia nervosamente nel parcheggio del Sant'Elia, i giocatori si rifugiano sul pullman senza nemmeno fiatare. Cercano risposte che non arrivano.
Perché non è facile spiegare una batosta così. Un ko che fa male al Chievo, fa ancora più male perché è arrivato all'improvviso, dopo sei risultati utili consecutivi, dopo le splendide vittorie con Napoli e Brescia. Tanti, troppi regali per un Cagliari che vuole cancellare al più presto la sconfitta casalinga con la Juventus. Alla fine la solita domanda: ma hanno giocato troppe bene i rossoblù oppure Pellissier e compagni hanno trovato una giornata storta?


LA «FIGURACCIA». Stefano Pioli si conferma ancora una volta un comandante coraggioso, non vacilla con la nave in difficoltà nella tempesta. Si prende le sue responsabilità. «Sono il primo colpevole- taglia corto- perché non ho trasmesso ai giocatori lo spirito giusto. Sapevo che dopo tanti risultati positivi ci può essere un rilassamento. L'avevo detto ai giocatori, li avevo messi in guardia. Purtroppo è successo quello che non mi aspettavo». Non cerca troppe giustificazioni, è diretto. «Quando si stacca la spina- ammette- si rischiano queste figuracce».


ONORE AL CAGLIARI. Un quarto d'ora all'altezza della situazione poi il Cagliari padrone del campo. Una squadra organizzata, concreta, di buona qualità ma quando rivedi le azioni dei gol capisci che sono stati regali del Chievo. «La vittoria del Cagliari è meritata, onore alla squadra di Donadoni- continua Pioli- ma il risultato ci castiga eccessivamente. Però la lezione può sicuramente servire, il Chievo non può giocare sotto ritmo, non può pensare di scendere in campo senza la giusta cattiveria. Sì, benino nella prima parte di gara ma poi troppo spesso gli avversari sono arrivati prima, soprattutto negli episodi che hanno deciso la gara».
ATTENTI AL CORNER. Tre reti su palla inattiva, una dopo una rimessa laterale. Errori individuali e collettivi. I primi due gol sembrano fatti in fotocopia. Scambio sulla bandierina del corner, palla al centro, indecisione in mezzo all'area, Sorrentino che raccoglie la palla in fondo al sacco. «Proprio lì si capisce che non siamo entrati in partita con la testa giusta- continua il tecnico del Chievo- perché serve sempre grande attenzione, in tutti i momenti della partita». A chiudere il quadro negativo le prestazioni sottotono di tanti giocatori. Un esordio così così per Pulzetti, Rigoni non al cento per cento, Cesar e Mantovani in difficoltà con Nenè e Acquafresca.


RIFLETTORI SUL MILAN. Ora Pioli dovrà fare i conti anche con le squalifiche di Gennaro Sardo e Davide Mandelli. Scalpitano Nicholas Frey e Marco Andreolli ma Pioli dovrà rivedere ancora l'assetto difensivo e dall'altra parte il Chievo si troverà gente come Ibrahimovic e Cassano, Robinho e Pato. La capolista ha già fatto capire in più di un'occasione che non ha certo voglia di scherzare, la truppa gialloblù cercherà in tutti i modi di sgambettare la capolista. Gli stimoli non mancheranno. «Una partita è già in archivio, un'altra sta arrivando- conclude Pioli- questa è la nostra vita, è normale. Sicuramente sarà una sfida affascinante. Affrontare i grandi campioni del Milan ci costringerà a dare tutto. E anche qualcosa di più per arginare giocatori che possono fare la differenza dal primo all'ultimo minuto. Ma il Chievo deve rimanere sempre lo stesso. Studia l'avversario, si applica, lotta. E possibilmente non si piega. Dimentichiamo Cagliari e quello che è successo. Si riparte».