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Totti torna al gol («scusate il ritardo», scrive sulla maglietta) e lo fa contro il Chievo. «Bravo Francesco», dice Di Carlo cercando di mascherare la delusione, «l'aveva pure detto». Due rigori, due regali: uno arriva da Frey che ha atterrato ingenuamente Lamela mentre cercava di sfondare in area sulla linea di fondo.
L'altro l'ha fatto l'arbitro assegnando il penalty per un tocco di mano da terra di Cesar su incursione di Bojan in area.
Magari avrebbe pure potuto non darlo.
E Mimmo non resiste: «Rispetto l'arbitro e le sue decisioni, sul primo mi sono molto arrabbiato, ma è vero che dalla panchina non si vede bene, la gamba davanti, dietro, mi sembrava si fosse aiutato col braccio, insomma, è difficile. Certo», aggiunge, «a noi certi rigori non li danno, sicuro, mi piacerebbe li fischiassero anche per noi qualche volta. Ma nessuna polemica, mi raccomando».
Sudditanza psicologica degli arbitri? «No, no, non ho detto questo, dico solo che a noi rigori così, almeno 5 o 6, non li hanno dati, peccato».
Alla Roma ne han dati due: il primo al 34' del primo tempo, il secondo al 33' della ripresa. Speculari. Tra i due, è vero, forse ce ne stava un altro sempre su Bojan e non assegnato. Alla faccia di quelli che alla vigilia festeggiavano l'assenza di Osvaldo: Bojan, che l'ha sostituito, è stato un incubo per la retroguardia gialloblù e Di Carlo, infatti, non aveva nemmeno sorriso quando ha saputo che sarebbe entrato in campo. E mastica amaro per i punti lasciati qui a Roma contro la Lazio.
«Dieci occasioni da gol e solo un punto contro la Lazio e con la Roma almeno quattro chances per rimetterci in corsa senza sfruttarle. Dobbiamo imparare a essere più cinici sotto porta. Ma a differenza della partita contro la Lazio, qui abbiamo fatto diversi "errori tecnici", lenti con le ripartenze, sbagliato troppi passaggi. Possiamo solo migliorare, anche se, ripeto, con Pellissier, Thèrèau e Moscardelli avremmo potuto rimettere in piedi questa partita, dovremo imparare a essere più spietati sottoporta».
Già, Moscardelli. Perché se «nei primi 20 minuti il Chievo ha subìto troppo ed è stata brava la Roma», come ammette l'allenatore della Diga, «verso la fine del primo tempo e soprattutto nella ripresa abbiamo cominciato a ingranare».
La squadra si scuote, mette cavalli nel motore e anche benzina. La Roma, «questo bel miscuglio di giovani promesse e vecchi campioni», dice Mimmo, soffre e sembra che per i gialloblù possa arrivare il pareggio da un momento all'altro. Moscardelli ha la palla gol nel primo tempo. Limpida. Gli arriva il pallone in area, è solo. Passano 4 secondi ma non calcia. Forse lo tradisce un rimbalzo (o lui è troppo lento) e perde l'attimo. Che è successo? «Davide non poteva segnare», sdrammatizza Di Carlo, «lo sanno tutti che tifa Roma». Ride. Poi ricorda però come il suo calciatore sia una «pedina fondamentale. Decisivo in moltissime partite».
Intanto Fiorentina e Cagliari avanzano, 3 a 0 per entrambe contro Novara e Genoa e hanno superato Pellissier&Co in classifica. Dietro: Parma, Bologna, Siena. Tutte con gli artigli affilatissimi per non scivolare nel burrone della retrocessione. Di Carlo, se nel primo tempo è un po' sconsolato, scuote la testa mentre la Roma spinge e s'aggrappa alle paratone di Sorrentino, nella seconda frazione di gioco rifiata vedendo i suoi ragazzi ritrovare forza, coraggio e gioco. Vedremo. «Possiamo solo migliorare», ripete Mimmo.