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Qualcuno, al centro Paradiso di Peschiera, ha provato a far crescere con l'immaginazione i baffi a Stefano Pioli. Così, giusto per vedere che effetto fa. L'idea è nata ai nostalgici. Quelli che non hanno mai dimenticato il primo Delneri, la favola dei 'Mussi volanti'. Quelli del piccolo quartiere di città, e giù di lì. Nove anni dopo il Chievo si è ritrovato in testa alla classifica del campionato di serie A. Da solo, dopo due giornate. Non ci resterà forse a lungo.

Magari, oltre che per meriti sacrosanti acquisiti sul campo, c'è finito anche per una serie di coincidenze e combinazioni. Qualcuno ha detto: vuoi vedere che Pioli è un mister con i baffi? Riferito non solo a Delneri, ma anche al veneto Bepi Pillon. Poche parole, tanti fatti. E giù con i parallelismi. Il tecnico di oggi non si smentisce mai. Vince, guadagna la vetta e dice: 'Mancano trentaquattro punti alla salvezza. Se battiamo il Brescia diventano trentuno'.

Storia alla Delneri. Il primo. Assonanze e citazioni gentili. Un unico filo conduttore: Luciano fu Eriberto. Lui c'era la prima volta. E oggi è splendida conferma del sogno diurno di Campedelli. Lui, e solo lui, può dire se il Chievo di ieri può in qualche modo essere paragonato a quello di oggi. In settimana il brasiliano ha detto: 'Con Delneri correvamo verso il sogno, ma non sapevamo ancora dove saremo andati a finire. Oggi corriamo ancora, ma sappiamo bene quello che è il nostro ruolo in questo campionato'. Salvezza? Così sia.

Delneri sfruttava le ali, un pressing da delirio. Puntava anche su giocatori che volevano mettersi l'oblio alle spalle e andavano alla caccia di rivincite. Pioli lavora su un gruppo di gregari. Dice spesso e volentieri: 'Muovila, muovila, muovila quella palla'. Ha escluso dal suo calcio la staticità. Impone a tutti di trasformarsi in ideali uomini assist per i compagni più vicini. Predica il verbo dei semplici. S'impone con la calma. Vangeli diversi, con gli stessi risultati. E magari anche a Stefano spunteranno i baffi. Prima o poi, non si sa mai.