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Dai fischi agli applausi. In mezzo una corsa folle verso la panchina subito dopo aver realizzato il suo primo gol italiano al San Paolo contro il Napoli. L'avventura al Chievo del centrocampista svizzero Gelson Fernandes è cominciata subito ad alta velocità. Giovanni Sartori, diesse del club di via Galvani, lo ha definito 'il colpo più importante degli ultimi anni'. Lui ha risposto ai fischi piovutigli addosso al Bentegodi nella gara persa con il Brescia con una rete pesantissima e giocate di alta qualità sfornate nella notte magica di Napoli.

Metamorfosi? Probabilmente Fernandes contro il Brescia non era al top. E' stato inserito in corsa (per l'infortunio occorso a Luciano) e si è trovato a vivere un pomeriggio particolare: di paure e lunghe ombre. Capita ai migliori, capita anche ai più rodati. Ed i fischi hanno fatto male. Perché Gelson ha giocato un Mondiale da protagonista con la Svizzera, ha vestito con onore la maglia del Manchester City, ed al Saint Etienne non era certo considerato l'ultimo della classe. Palati troppo esigenti (per carità, è legittimo fischiare) lo hanno giudicato troppo in fretta. Lui ha risposto da campione. Silenzio, panchina, ritorno in campo, e al primo inserimento un gol pesantissimo.

'La corsa verso Pioli? - ha confidato -. Mi ha caricato prima della partita. mi ha detto cose che mi hanno toccato, che mi hanno fatto bene. Resta tutto tra noi. Top secret'. Di segreto, però, non c'è nulla nel Chievo che vince e vola al secondo posto. Lavoro, uomini di qualità, un progetto che parte da lontano. E anche Fernandes, poliglotta (parla con disinvoltura sei lingue) del calcio, finito dentro alla favola del Chievo. Lui i fischi non li sente proprio. E in quanto alla metamorfosi, conferma: 'Il vero Fernandes lo vedrete più avanti. Dopo il Mondiale ho giocato solo un paio di partite. Sto recuperando il tempo perduto'. Da Kafka a Proust, in mezzo il Chievo.