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Qualcuno salvi il soldato Pellissier. Altrimenti si farà dura. E al capitano del Chievo resterà sola la gloria postuma. La storia, in casa veronese, è tristemente nota. Il bomber della società del presidente Campedelli ogni volta che scende in campo è sottoposto alle cure morbose di spietati gendarmi. Ci sta. E' la storia del calcio. Capita a tutti. Se sei veloce, cercano di spazzarti via. Se copri bene la palla, arrivano a massaggiarti schiena, glutei e polpacci. Pelobomber non si è mai lamentato. Ha lottato, stretto i denti, e vinto quasi sempre la sua partita con ammaccature varie, contusioni ed ematomi. La partita di Parma, però, lo ha segnato profondamente. Ed è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Due duri interventi a schiena e polpaccio lo hanno costretto a giorni di terapie forzate. Non è la prima volta che succede quest'anno. 'Una volta - racconta - sono stato costretto addirittura a tre giorni di immobilità a casa'. Era stato colpito duro alla schiena con la Lazio. A Milano, contro i rossoneri, si era procurato una forte contusione al ginocchio. Al Tardini, Zaccardo prima e Lucarelli poi gli hanno assestato due colpi dolorosi a schiena e polpaccio. E stavolta Pellissier non è riuscito a dimostrarsi invincibile. Si è fermato, si è fatto da parte. Si è lamentato in maniera composta. Quasi sconsolata.

'Si fanno campagne di difesa degli attaccanti più colpiti. Ma penso di non rientrare in quella categoria di interesse pubblico. Addirittura passo per essere un tuffatore. Non so come sia nata questa storia. Sono davvero dispiaciuto'. Tuffatore? Contro Cagliari e Parma sono stati negati alla punta veronese due rigori nettissimi. E al Tardini, oltre al danno anche la beffa. Colpito e affondato. Prima che sia troppo tardi, salvate il soldato Pellissier.