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C’entrerà poco con la Juventus (anche se, a Napoli, sono riusciti a farcela entrare dentro lo stesso durante le commemorazioni di massa) ma voglio utilizzare la rubrica per dire anch’io la mia su Maradona, considerato che in queste ore non si parla d’altro – è passato in secondo piano pure il Covid – e se ne magnifica a dismisura l’immagine. Per chi ama il calcio, Maradona ha rappresentato questo sport in tutta la sua essenza. È  stato un calciatore magnifico, straordinario, un top assoluto. Maradona era il calcio, nella sua accezione artistica più alta. Ovvero  estro, genialità, imprevedibilità,  bellezza,  stupore,  emozione e pura poesia.

Lo dico da avversario: mi ha fatto arrabbiare e disperare tante volte, ma Diego era davvero troppo forte. Un mostro di bravura. Faceva cose che gli altri non sapevano fare. Proprio la Juventus lo ha ricordato sui social pubblicando niente meno che il video della famosa e impossibile punizione realizzata dal Pibe in quel Napoli-Juve dell’84, da dentro l’area juventina. Solo lui poteva riuscire a fare gol da quella distanza (neanche 6 metri), e lo fece. Anni dopo si vantò, nel documentario realizzato su di lui da Kusturica, di aver rifilato con quel Napoli ben 6 reti in una sola partita alla squadra di Giovanni Agnelli, “unica formazione del Sud” fino ad allora, ma non era vero:  una volta , a Torino, lui e il Napoli arrivarono al massimo a farne 5 , così come capitò un’altra volta al San Paolo, in Supercoppa. Una delle tante sue esagerazioni, quella volta veniale.

Imparagonabile coi tanti eccessi della sua vita fuori dal campo. Perché non li si può dimenticare, o volutamente oscurare pur di far risplendere il mito nel giorno della sua improvvisa scomparsa. Non concordo con Sconcerti quando dice che, davanti alla  morte, Maradona non vada messo in discussione, men che meno giudicato. Perché gli errori fanno parte del gioco e sarebbe fuori luogo, probabilmente meschino e ingiusto, ricordarli proprio in questo momento, nel quale bisognerebbe solo inchinarsi davanti all’icona. Personalmente ritengo più ipocrita far finta di nulla e andare solo di violino. I giudizi su Maradona sono già stati espressi, nel tempo, sia per le tante cose belle fatte vedere sul prato verde, così come per le troppe negative mostrate fuori.
Maradona ha abusato della cocaina, per sua stessa ammissione, però non riuscì mai a rompere questa sua dipendenza, con inevitabili conseguenze pure sulla professione. E alle droghe ha spesso associato pure l’alcol. Ha intrattenuto rapporti con la camorra e personaggi della malavita napoletana. È  stato amico di un dittatore sanguinario come Fidel Castro. È stato protagonista di un lungo, e mai risolto, contenzioso col fisco italiano, causa evasione fiscale nel periodo in cui giocava nel Napoli.  

In queste ore si decanta pure la grande sportività e correttezza in campo di Maradona. Beh, la famosa  mano de Dios non depone affatto in questo senso: fu una palese scorrettezza spacciata per genialità, addirittura per “tocco di Dio”. Oggi col VAR quella rete sarebbe stata annullata e nessuno avrebbe mitizzato oltre il lecito una poco etica furbata. Claudio Gentile rivelò di aver sofferto particolarmente per i pesanti insulti indirizzati a lui, sua madre e al resto della sua famiglia proprio da Maradona dopo  essere stato annullato dal libico nella gara dell’epico Mundial ’82. Per non dimenticare poi i tanti giudizi al vetriolo sparati  dal Pibe de oro nei confronti di colleghi, tipo quelli non proprio gentili rivolti spesso a Pelè e Messi. Usciamo quindi dalla melassa e diciamolo, se ci è concesso: Maradona non è stato di certo un esempio da imitare.  Col pallone ha mostrato al mondo cose meravigliose, nella vita quotidiana cose pessime.
Dopodiché, riposi in pace e Dio (quello vero) lo perdoni. E a quei napoletani che in queste ore, a Fuorigrotta, mescolano cori per Diego con altri contro la Juve, gli si dica di smettere. Per decenza.